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Economia

A Udine la Summer School sull’intelligenza artificiale

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L’intelligenza artificiale, le tecniche del machine learning e le sue molteplici applicazioni: sono questi i temi di spicco dell’International Summer School on Artificial intelligence: from deep learning to data analytics (AI-DLDA) 2020, la scuola estiva internazionale sull’intelligenza artificiale giunta oramai alla sua terza edizione e promossa da Digital Innovation Hub (DIH) di Udine, Ditedi-Distretto delle Tecnologie Digitali e Cluster ICT del Friuli Venezia Giulia, Dipartimento di Scienze Matematiche, Informatiche e  Fisiche dell’Università di Udine e Area Science Park nell’ambito delle attività di IP4FVG, il Digital Innovation Hub del Friuli Venezia Giulia che supporta la trasformazione digitale delle imprese sul territorio.

“La scuola estiva internazionale sull’intelligenza artificiale, organizzata dal 29 giugno al 3 luglio, presenta da quest’anno una novità: “A seguito dell’emergenza internazionale da Covid-19, AI-DLDA 2020  – raccontano Dino Feragotto, presidente della Cabina di regia di IP4FVG, Gian Luca Foresti, direttore del Dipartimento di Scienze Matematiche, Informatiche e Fisiche dell’Università di Udine, e Mario Pezzetta, presidente del cluster Ditedi – si terrà interamente in modalità online, per dare a ricercatori universitari, personale tecnico aziendale ed imprenditori del settore ICT l’opportunità di continuare ad approfondire tematiche all’avanguardia come la computer vision, l’apprendimento supervisionato e non supervisionato, le principali tecniche di machine e deep learning, le diverse applicazioni all’AI, i big data, l’interazione uomo-macchina, tutti temi fondamentali in una società e in un mercato globale che promuovono i concetti di Smart City e Industry 4.0”. 

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Cronaca

Proteste contro il Green pass: i locali del Fvg sfidano il Governo

Redazione

Non si sono fatte attendere in queste ore le prime proteste in Fvg contro il decreto di Draghi che dal 6 agosto prossimo renderà obbligatorio il Green pass per molte attività, soprattutto al chiuso.

I ribelli parlano di “vaccino sperimentale” e di “dittatura sanitaria”. A Udine è prevista una manifestazione domani, sabato 24 luglio, alle ore 17:30 in Piazza della Libertà. Gli organizzatori non accettano quello che definiscono un “passaporto schiavitù” che rende di fatto obbligatoria la vaccinazione per chi vuole continuare a vivere normalmente. A Trieste è prevista una doppia manifestazione: oggi alle 18.30 e domani alle 17.30 in piazza Unità d’Italia.

Su Facebook nel frattempo tra varie pagine di locali delle nostre zone gira un immagine che dice: “Qui non chiediamo il Green Pass per entrare. Ce l’hai? Bene! Non ce l’hai? Va bene uguale! Noi vogliamo solo fare il nostro lavoro che non è quello di fare i controllori“.

Praticamente si sta creando una sorta di piccola rete di esercizi che sfida il Governo. Tra questi la pizzeria ‘Catapecchia’ di Fiumicello e la gelateria ‘Dolcefreddo’ di Ronchi dei Legionari. Nei commenti sotto ai post il pubblico è naturalmente diviso in due: c’è chi si indigna per tali iniziative e chi invece addirittura fa i complimenti ai gestori. Voi da che parte state?

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Economia

Imprese: Confidicash nuovo strumento per rilanciare alle Pmi

Redazione

“Consentire alle piccole imprese di ottenere quelle forme di piccolo credito necessarie per disporre di
liquidità e ripartire è l’obiettivo, centrato, che Confidimprese FVG si è posta attraverso la formula Confidi cash. Uno strumento in linea con il percorso avviato anche dalla Regione per affiancare e sostenere la ripartenza del tessuto economico produttivo costituito per gran parte proprio da Pmi, le quali necessitano di formule creditizie duttili e di facile accesso per consolidarsi in un momento ove l’economia è in forte ripresa anche in Friuli Venezia Giulia”. 

È il commento dell’assessore regionale alle Attività produttive, Sergio Emidio Bini, alla presentazione di Confidi Cash, lo strumento finanziario semplice e veloce destinato a sostenere e rilanciare le Pmi del Friuli Venezia Giulia, ideato da Confidimprese FVG e illustrato dal presidente, Roberto Vicentini, a Udine nella sala Valduga della Camera di commercio Pordenone-Udine.

“Ci dobbiamo porre l’obiettivo – ha spiegato Bini – di permettere anche alle imprese più piccole di affrontare il mercato in condizioni adeguate alle esigenze e alle attese attuali. Non a caso anche nella riforma SviluppoImpresa abbiamo dedicato molta attenzione alla parte relativa all’accesso al credito, sfrondando le procedure ma anche rafforzando gli strumenti per mettere a disposizione del tessuto economico-produttivo la liquidità necessaria”.

La Regione, ha ribadito Bini, è recentemente intervenuta per sbloccare oltre 14 milioni di euro in favore dei Confidi, al fine di accellerare percorsi di sostegno al credito in un momento come quello attuale, nel quale è fondamentale intervenire con tempestività per dare ulteriore ossigeno a una economia che sta
dimostrando di saper ripartire.

Abbiamo lavorato durante la fase più acuta della pandemia, ha concluso l’assessore, rinnovando gli strumenti di accesso al credito più vicini al mondo delle produzioni, comprese le azioni sviluppate attraverso Frie e Friulia, per fare in modo di farci trovare pronti nella fase attuale di ripartenza affinchè tutti i settori dell’economia possano guardare al futuro con maggior fiducia e certezze.

L’intervento dell’assessore regionale alle Attività produttive, Sergio Emidio Bini, alla presentazione del nuovo strumento creditizio di Confidimprese

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Economia

Manifatturiero: per Roberto Siagri, fondatore di Eurotech, “è il momento di passare dall’Industria 4.0 alla Società 5.0”

Redazione

Lo shock derivante dalla pandemia Covid-19 ha colpito l’industria manifatturiera italiana in maniera profonda. Se il Pil italiano nel 2020 ha lasciato sul terreno l’8,8%, il giro d’affari dell’industria del nostro Paese è crollato di oltre il 10%, perdendo circa 130 miliardi di euro rispetto al 2019 (dati Istat). Eppure, già in questi primi mesi del 2021, nonostante la terza ondata pandemica e il complicato iter delle vaccinazioni, la situazione economica generale è in miglioramento ed anche il fatturato del settore industriale è praticamente tornato ai livelli pre-covid. In aggiunta, le previsioni per il secondo semestre 2021 sono decisamente buone: trascinato da alcuni settori industriali quali l’alimentare, il farmaceutico e le costruzioni, secondo i dati Istat, il Pil italiano potrebbe registrare un forte recupero sia nel 2021 (+4,7%) che nel 2022 (+4,4%). Sull’onda del trend positivo, gli analisti prevedono che il settore industriale sarà protagonista nei prossimi 3 anni di una robusta e costante crescita in Italia, soprattutto grazie all’enorme volume di fondi europei a noi destinati, resi disponibili dall’Ue per sostenere la ripresa. Si tratta di un’imperdibile e storica opportunità che il sistema Italia non può e non deve lasciarsi sfuggire. Ma l’accesso ai fondi europei e la conseguente ripresa economica non saranno per tutti.Per Roberto Siagri, fondatore di Eurotech, “ora bisogna affrontare il tema della trasformazione industriale, superare il concetto di smart manufacturing che non è altro che la prima fase della trasformazione che l’industria 4.0, oltre che accelerare con i cambi dei modelli di business che si richiedono per far si che la transizione veramente avvenga. Si inizia a parlare di industria 5.0, forse perché si sta comprendendo ora il vero significato dell’industria 4.0. La trasformazione digitale porta con se la sostenibilità”.

Il problema per Siagri è che “le imprese hanno confuso l’industria 4.0 con il super ed iper ammortamento, ovvero solo con il cambio dei macchinari. Forse occorre affiancare al termine Industria 4.0 il concetto di società 5.0 di derivazione giapponese, dato che in Giappone non si parla di Industria 4.0 ma di Società 5.0, anche perché le società si evolvono attorno ai modelli di produzione. L’industria 4.0 – evidenzia Siagri – va vista come superamento del modello di produzione industriale per approdare al modello di produzione digitale. Si potrà parlare di Industria 5.0 solo quando la digitalizzazione dell’industria 4.0 avrà fatto il suo corso“.
Siagri cita un rapporto di McKinsey con il World Economic Forum che “vede ancora il 70% delle imprese con difficoltà nell’affrontare il tema della digitalizzazione. Siamo ancora nella fase ultima dell’Industria 4.0 con l’attivazione di nuovi modelli di business basati sulla servitizzazione delle cose e con una produzione che da modalità push si trasforma in modalità pull. Alla fine l’Industria 4.0 non è solo digitalizzazione dei processi produttivi, robot collaborativi e 3d printing. Ovvero non significa solo migliori processi produttivi, accesso e condivisione delle informazioni tramite semplici e sicure soluzioni in cloud ma anche un ripensamento del modello di produzione a 360 gradi che da industriale deve diventare digitale, ovvero più sostenibile per le imprese, per l’ambiente e con più benessere per tutti. Se però solo adesso – conclude Siagri – ci si è accorti della grande portata che ha la digitalizzazione, ben venga anche il termine industria 5.0. Anche se forse sarebbe meglio mutuare dal Giappone il termine società 5.0″. 

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