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Economia

Regione investe su rilancio virtuoso della montagna

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La Regione considera la montagna un
patrimonio per l’intero Friuli Venezia Giulia e continuerà ad
investire in strumenti, anche fiscali, che possano favorirne il
rilancio dell’economia e dell’occupazione.

È quanto ha evidenziato l’assessore regionale alle Finanze in
occasione della seconda giornata di appuntamenti del festival
della montagna in corso a Sappada “Parole in vetta, musica in
quota e sapori a valle”, organizzato con il sostegno di
Promoturismo Fvg, e che ha visto come ospite oggi, in dialogo con
l’assessore, il noto scrittore e artista Mauro Corona.

L’assessore ha ricordato che l’impegno per la defiscalizzazione
nei territori montani ha portato all’azzeramento dell’Irap e a un
regime di sgravi ulteriori per le imprese giovanili che operano
in montagna. Tutte leve che la Regione ha voluto per investire
sul rilancio delle terre alte con un meccanismo virtuoso per
offrire stabilità alla vita e al lavoro in questo delicato,
impegnativo ma prezioso territorio.

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Economia

PSR FVG 2014-2020: 3,3 milioni per fronteggiare la crisi per COVID-19

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Il Programma di sviluppo rurale 2014-2020 del Friuli Venezia Giulia mette a disposizione 3,3 milioni attraverso una misura straordinaria che prevede l’erogazione in via eccezionale di una somma “una tantum” a favore delle aziende agricole che svolgono attività agrituristica, di agricoltura sociale o di fattoria didattica. Un settore particolarmente colpito dall’emergenza da Covid-19: i primi calcoli danno una perdita media che varia tra i 33.000 ed i 38.000 euro per le aziende della regione nel periodo primaverile 2020.

Si stima che i potenziali beneficiari della nuova Misura 21 possano essere 672 agriturismi (in provincia di Gorizia 124, Pordenone 74, Trieste 51, Udine 423), 40 fattorie sociali (Gorizia 4, Pordenone 12, Trieste 3, Udine 21), 139 fattorie didattiche (Gorizia 16, Pordenone 36, Trieste 10, Udine 77).

Dopo i primi provvedimenti adottati nel periodo del lockdown per favorire i beneficiari del PSR 2014-2020, tra cui la proroga straordinaria di sei mesi dei termini di avvio e di conclusione e rendicontazione degli investimenti e l’estensione della durata dei bandi in corso, a seguito della modifica del quadro regolamentare europeo, è stata dunque approntata dalla Regione una riprogrammazione dello strumento di sostegno del sistema rurale, volta a fronteggiare la crisi che si è venuta a creare a seguito dell’emergenza Covid-19. Tra le modifiche del Programma, approvate dalla Commissione Europea il 14 agosto, emerge, appunto, la nuova misura 21.

Si punta a dare una risposta concreta ed efficace al settore dell’agriturismo che è stato colpito in modo particolare, fa sapere l’Assessore regionale alle Risorse agroalimentari, forestali, ittiche e montagna, con effetti molto negativi nelle aree rurali. Le restrizioni alla circolazione delle persone, ricorda l’assessore, hanno causato numerose disdette delle prenotazioni ricevute prima dell’inizio del periodo di diffusione del virus COVID-19 e una caduta sostanziale delle nuove prenotazioni e delle presenze, soprattutto di turisti stranieri. La sospensione dei servizi erogati dalle fattorie sociali e didattiche ha comportato un grave pregiudizi per la continuità aziendale anche in tali comparti.

In base ad uno studio pubblicato da ISMEA (Emergenza COVID–19. 2° Rapporto sulla domanda e l’offerta dei prodotti alimentari nell’emergenza COVID-19. Aprile 2020), il settore agrituristico ha subito nel periodo primaverile del 2020 una perdita di fatturato di circa 800-900 milioni di euro. Rapportando tale valore agli agriturismi censiti in regione si stima, appunto, una perdita media che varia tra i 33.000 ed i 38.000 euro.

Il nuovo intervento nel programma regionale, evidenzia l’Assessorato, si prefigge di sostenerne la liquidità di queste aziende, nella prospettiva di dare continuità alle attività e di mantenere attiva l’offerta di servizi nelle aree rurali, mitigando così gli effetti della crisi socio-economica determinata dalla pandemia.

L’Autorità di Gestione del PSR 2014-2020 fa sapere che l’importo del contributo pubblico concedibile a fondo perduto a ciascuna azienda agricola è modulato sulla base della tipologia del servizio offerto: si parte dall’importo più elevato di 7.000 per le aziende agricole agrituristiche con alloggio e ristorazione, per poi riconoscere 5.000 euro alle aziende agricole agrituristiche con solo alloggio o sola ristorazione e altri servizi. Per le aziende che, invece, offrono solo servizi diversi da alloggio e ristorazione, il bonus ammonta a 3.000, così come per le aziende agricole che esercitano la sola attività di agricoltura sociale o di fattoria didattica.

Per richiedere il contributo si dovrà presentare la domanda sul Sistema informatico agricolo nazionale (SIAN), a partire dal 10 settembre ed entro il termine improrogabile del 12 ottobre, indicando l’importo spettante in base ai servizi erogati, decurtato dell’eventuale incentivo già richiesto e erogato dalla Regione ai sensi della legge regionale n. 3 del 12 marzo 2020, per il rispetto dei massimali stabiliti. Tra le condizioni per beneficiare dell’aiuto ci sono l’iscrizione negli albi regionali degli agriturismi, delle fattorie sociali o delle fattorie didattiche e l’avvio delle attività di diversificazione non più tardi del 31 gennaio 2020.

Tra fondi di programma (1% della dotazione finanziaria complessiva) e risorse aggiuntive regionali, il bando dispone di circa 3,3 milioni di euro. Un pacchetto di fondi, conclude l’Autorità di Gestione del PSR, che dalle simulazioni svolte sulla base dei dati di ERSA dovrebbe essere sufficiente a soddisfare l’intero comparto cui è indirizzato il sostegno temporaneo eccezionale. Se così non fosse, in caso di impossibilità di reperimento di ulteriori risorse, è prevista una riduzione proporzionale del contributo.

La tempistica dettata dalle istituzioni europee e di conseguenza dal bando regionale è stringente: entro l’anno dovrà essere approvata la lista delle aziende beneficiarie e gli aiuti andranno erogati entro il primo semestre del 2021.

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Economia

Filiere agroalimentari, patto tra produttori e trasformatori

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Superare ogni anacronistico steccato tra settore primario e imprese della trasformazione,
promuovendo progettualità comuni a beneficio delle filiere agroalimentari in regione. E’ questo, in
sintesi, l’obiettivo strategico condiviso, oggi, a palazzo Torriani, dall’assessore regionale alle
Risorse agroalimentari, forestali e ittiche e alla montagna Stefano Zannier nel corso di un incontro
con il vice presidente vicario di Confindustria Cristian Vida, il vice presidente Fabrizio Cattelan, il
capogruppo del comparto Alimentari e bevande Franco Morgante e il direttore generale
dell’Associazione Michele Nencioni.
“Dalla carne, al latte, all’ortofrutta, per fare soltanto qualche esempio, la valorizzazione delle
nostre produzioni agricole – hanno convenuto i presenti – passa attraverso la loro trasformazione,
anche in chiave industriale. Promuovere il dialogo tra produttori agricoli e trasformatori, sulla base
di percorsi condivisi con l’Amministrazione regionale, è un obiettivo possibile e necessario in una
regione che registra volumi produttivi contenuti e soggetti attivi, sia nel settore primario, sia
nell’industria della trasformazione, di piccole e medie dimensioni, seppur vocati alla qualità”.
“L’industria alimentare e bevande del Friuli Venezia Giulia, con i suoi 8.564 addetti e le 1.162
imprese – hanno ricordato i rappresentanti di Confindustria Udine – conta rispettivamente il 7,5%
e il 9,6% del totale dell’industria manifatturiera regionale e pesa per il 7,5% del valore aggiunto
manifatturiero regionale. In provincia di Udine, il peso dell’industria alimentare e bevande è
ancora maggiore, raggiungendo l’8,6% degli addetti e il 10,5% delle imprese manifatturiere. Un
settore vitale e importante, per peso economico e addetti, che cerca nuovi percorsi di crescita
anche attraverso un più efficace raccordo con il settore primario del territorio”.
“La logica della rete – ha sottolineato l’assessore alle risorse agroalimentari, forestali, ittiche e
montagna – diventa decisiva anche per intercettare le previsioni di legge e i relativi interventi di
sostegno al settore. Non ha senso parlare di sola agricoltura, ma bisogna ragionare sull’intera
filiera, a partire dalla produzione, per passare alla trasformazione, fino all’ultimo anello della
catena, che è quello della commercializzazione. Così inteso nella sua interezza, il comparto
agroalimentare lambisce l’agroindustria ed è potenzialmente in grado di intercettare strumenti di
sostegno molto vantaggiosi a sostegno di tutti gli attori che lo compongono e dell’intero
territorio”.

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Economia

In FVG realtà esclusive per l’industria dell’automotive

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Nella nostra realtà vi sono
eccellenze delle PMI che hanno scelto il Friuli Venezia Giulia
per mantenere i loro siti produttivi e ampliarli. Una
scelta non casuale, motivata dalle condizioni particolari
praticate sul territorio, e dalle misure di sostegno che la
Regione può mettere in campo. Progetti di sviluppo, che
l’amministrazione regionale intende sostenere, specialmente
quando prevedono un incremento significativo del livello
occupazionale. Inoltre, è in fase di predisposizione la nuova
legge per il settore economico, da varare entro l’anno, che darà
risalto al supporto per lo sviluppo, all’innovazione, alla
digitalizzazione, al rinnovamento degli impianti e degli
stabilimenti. Il tutto nell’ottica di un aumento della
competitività del sistema economico regionale. Nella
consapevolezza, inoltre, del compito che spetterà alla Regione:
di indirizzare al meglio le notevoli risorse in arrivo dalla Ue e
dallo Stato, assieme a quelle che la Regione stanzierà e
rappresenteranno un’occasione unica per il rilancio del tessuto
economico-produttivo del Friuli Venezia Giulia.

Questi, i concetti espressi dall’assessore regionale alle
Attività Produttive, nel corso della visita all’azienda Da Lio di
Morsano al Tagliamento.

Si tratta di un sito produttivo che negli anni è divenuto la sede
principale dell’azienda impegnata nella componentistica per
l’automotive e per l’industria motociclistica, fondata nel 1983
da Luigino Da Lio, ora amministratore unico.

La Da Lio assicura lavoro a 250 dipendenti e rappresenta un punto
di riferimento unico per le principali Case automobilistiche
europee, sia per l’alto livello di specializzazione che per la
qualità delle produzioni. È in ulteriore espansione, e prevede
l’ampliamento dello stabilimento che dovrebbe consentire
l’assunzione di altri ottanta dipendenti.

Un percorso che la Regione intende favorire, nell’ottica di stare
sempre a fianco delle imprese, con interventi rapidi e mirati.

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