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Economia

Giovani artigiani: Nicola Giarle nuovo presidente regionale

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Un curriculum formativo da ingegnere gestionale e una passione famigliare che ha attraversato diverse generazioni: la falegnameria gestionale. Il risultato è un giovane imprenditore che crede nel contributo «fondamentale» della piccola impresa all’economia del territorio e attribuisce all’associazione di
categoria un ruolo «importante per condividere le difficoltà e le progettualità. È importante non sentirsi soli, ancora di più in questo frangente».
Sono il profilo e i primi impegni programmatici di Nicola Giarle, il nuovo presidente regionale del
Movimento Giovani Fvg di Confartigianato. Eletto per acclamazione, resterà in carica per 3 anni e succede a Francesco Francescut che ha guidato la compagine per lunghi anni.
Già consigliere del Movimento, Giarle è titolare della Giarle Mobili e Arredamenti di Arta Terme, l’azienda di famiglia specializzata in falegnameria, produzione e vendita mobili in cui è entrato nel 2005, per seguire la produzione, la progettazione di mobili su misura e la vendita e commercializzazione dei mobili non direttamente prodotti. Arredatore di interni professionale, attento sia al design che alla funzionalità, Giarle è specializzato nell’arredamento di interni di ambienti abitativi, studia, progetta e sfrutta gli spazi a seconda dello stile della personalità del committente ed è attento alle ultime tendenze di settore.
Già da anni consigliere del Movimento Giovani Imprenditori di Confartigianato Udine, Giarle ha
deciso ha accettato la presidenza regionale del Movimento perché «credo sia necessario impegnarsi
ancora di più in un momento che appare per diversi aspetti indecifrabile. L’associazione di categoria –
spiega – è un luogo strategico dove poter condividere problemi, cercare intese, confrontarsi con persone
che, pur vivendo in ambienti diversi, condividono una vita d’impresa. L’associazione è anche lo strumento attraverso il quale poter far sentire più forte la propria voce».
Perciò, raccogliendo il prezioso testimone di chi lo ha preceduto e in raccordo con il Movimento
nazionale che con il suo presidente Davide Peli ha voluto esserci all’assemblea elettiva, Giarle intende
«promuovere ulteriormente l’associazionismo sul territorio, continuare a coinvolgere tutti coloro che già vi partecipano attivamente e, non da ultimo, rafforzare la presenza nelle scuole, per raccontare ai giovani la positività di essere artigiani».
Il neopresidente ha ben presente, infatti, la necessità che vi siano nuove leve con idee ed energia
pronte a creare imprese. «Le difficoltà non mancano – ammette –, ma l’artigianato dà la possibilità di
coniugare qualità della via e lavoro, di fare ciò per cui batte la passione, piuttosto che ridursi a
cercare occupazioni in cui non ci si sente bene». Non da ultimo, anche il lavoro dell’artigiano «è molto
cambiato, è innovativo, sfidante, dinamico. Tutti aspetti che forse non sono ancora ben conosciuti e auspico
di poter raccontare presto nelle aule scolastiche, come avrei voluto aver sentito io da studente».
Il presidente regionale di Confartigianato Fvg, Graziano Tilatti, nel congratularsi per l’elezione per acclamazione, rivolge «il più caloroso augurio di buon lavoro, anche con il pieno e convinto appoggio
di tutta Confartigianato al movimento giovanile». Un «grazie» particolare Tilatti lo ha rivolto al presidente uscente Francescut «per tutti gli anni che ha guidato il Movimento e per le iniziative svolte per favorire lo sviluppo dell’imprenditorialità giovanile».

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Economia

Provvedimento ristori Fvg, Confesercenti: “una boccata d’ossigeno”

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Il provvedimento ristori approvato oggi in via preliminare dalla Giunta regionale su proposta dell’assessore alle Attività produttive e turismo, Sergio Emidio Bini, «rappresenta una boccata d’ossigeno per le attività come bar e ristoranti e per tutto il comparto del turismo, che sono oramai allo stremo», ha precisato Marco Zoratti, vice presidente regionale di Confesercenti. Con l’auspicio che la delibera venga approvata in via definitiva nei prossimi giorni, va ricordato che «la tempestività nel versamento dei ristori è fondamentale, perché le perdite sono ingenti, e il saldo, nonostante gli aiuti, resta negativo». Detto questo, «la velocità con cui la Giunta regionale si è mossa a supporto degli operatori economici dimostra, ancora una volta, come sia stata ben compresa la grande difficoltà in cui versano molte categorie a causa del perdurare delle chiusure imposte dell’emergenza sanitaria».

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Economia

Imprese femminili, calano di più nel 2020 e richiedono maggiore formazione al digitale

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In Friuli Venezia Giulia ci sono 22.570 imprese femminili registrate, il 22,3% delle 101.220 registrate nel complesso, percentuale che pone la regione leggermente (ma anche stabilmente nel tempo) sopra la media italiana, pari al 22%. Numeri che il Centro Studi della Camera di Commercio di Pordenone-Udine ha registrato appurando, nel confronto con gli anni precedenti, una generale tendenza al calo – come sta avvenendo in generale per tutte le imprese –, ma acuitasi in modo significativo proprio nel 2020, con l’unica eccezione di Trieste, che mantiene i numeri più costanti e spesso registra segni più.
Se in Fvg il calo dal 2015 a oggi era sempre piuttosto contenuto, tra il 2019 e il 2020 la regione ha perso addirittura 339 imprese femminili, un calo riscontrato anche in generale nel Nordest e in Italia. E un calo che ha riguardato le imprese femminili in modo più forte: se le imprese in generale sono calate dello 0,6%, prendendo la sola componente femminile il calo è dell’1,5%, segno che l’emergenza ha pesato soprattutto sull’attività imprenditoriale delle donne. Nel 2020 sono nate 1.093 nuove imprese femminili in Friuli Venezia Giulia, 405 in meno rispetto a quelle nate nel 2019. E in netta diminuzione rispetto al 2019 sono state soprattutto le iscrizioni nel settore servizi di ospitalità e turismo, comparto che ha subito i colpi più pesanti dall’emergenza Covid – e a tasso di femminilizzazione più alto. Riguardo alle imprese attive, infatti, circa un quarto delle imprese femminili (23%, cioè 4.706 aziende) opera nel commercio, il 18% appartiene al primario (in particolare agricoltura), il 18,8% ai servizi alle famiglie (istruzione, sanità e assistenza sociale…), il 17% ai servizi alle imprese (trasporti, informazione e comunicazione, attività immobiliari, attività professionali …), il 7% all’industria.

Le imprese femminili attive in Friuli Venezia Giulia sono invece 20.462 e la provincia Udine ne ha il 48,8%, Pordenone il 25,4%, Gorizia il 10,1% e Trieste il 15,7%.

Si tratta di imprese con natura giuridica prevalente di “Impresa individuale”, ciò anche «collegato in parte al fenomeno dell’autoimpiego – spiegano al Centro Studi –, in risposta alla necessità di trovare uno sbocco occupazionale, soprattutto per chi ha perso un lavoro oppure è precaria». Da segnalare però un deciso aumento della presenza femminile nelle società più strutturate. Se la crescita delle società di capitale nel complesso dell’economia Fvg è del 10,9%, la componente femminile registra una crescita del 19,2% tra 2015 e 2020 ed è evidente anche in termini di cariche (+8,4%) e, più nello specifico, di qualifiche (+11,3%).

Secondo un recente sondaggio effettuato da Eurochambres Women Network (il coordinamento permanente presso l’associazione delle Camere di commercio europee dedicato all’imprenditoria femminile) e diffuso da Unioncamere, realizzato fra 500 imprenditrici di 20 Paesi, in Italia come nel resto di Europa le donne imprenditrici chiedono soprattutto quattro tipologie di intervento: formazione e sostegno per cogliere la sfida del digitale; misure di supporto mirate alle loro esigenze; maggiore attenzione all’occupazione femminile; adozione di misure che non rendano vani gli sforzi compiuti durante la pandemia ma assicurino un trasformazione duratura del business. 

Il sondaggio, al quale ha contribuito anche Unioncamere con il supporto della rete dei Comitati per l’imprenditorialità femminile delle Camere di commercio, mostra che per la metà del campione la pandemia ha avuto un impatto da forte a pesante sull’equilibrio vita-lavoro. Le donne, inoltre, si sentono impreparate al digitale e per questo vorrebbero poter accrescere le proprie competenze. Oltre il 70% delle imprese che ha risposto al questionario non aveva alcuna presenza online per la vendita di prodotti o servizi prima dell’emergenza sanitaria e il 46% si è affacciato alla “rete” proprio a causa della pandemia. La stragrande maggioranza si è trovata impreparata di fronte all’evoluzione digitale, dichiarando esplicitamente di aver intrapreso questa trasformazione con poca (52%) o addirittura nessuna (25%) competenza specifica. «Un fatto che come Camera di Commercio di Pn-Ud abbiamo sentito in prima battuta – spiega il presidente camerale Giovanni Da Pozzo – e a cui abbiamo voluto dare immediata risposta anche con un’importante azione messa in campo dal nostro Comitato imprenditoria femminile, che ha riscosso un buon successo e che aprirà la strada a nuove iniziative nel tempo». La Camera, tramite il Comitato, in pieno lockdown ha messo in campo un ciclo di webinar rivolti specificamente alle imprenditrici per aiutarle a gestire gli aspetti pratici della realtà d’impresa in situazioni di contenimento, ma anche dper offrire loro vera e propria formazione al digitale. «Seminari online – ribadisce Cécile Vandenheede, presidente del Comitato che rappresenta le imprenditrici di oltre 20 settori produttivi di Udine e Pordenone – che hanno ottenuto subito una buona risposta e che hanno aiutato molte a fare il necessario “salto” verso il digitale, affiancandolo all’attività tradizionale e rafforzandola. Un’azione che sicuramente ci vedrà in campo con nuove iniziative».

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Economia

FVG: a 18 marzo ristori da 500 a 10mila euro ad attività in crisi

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“Di fronte a questo ulteriore sforzo richiesto ai cittadini e alle imprese la Regione non poteva far mancare il proprio immediato supporto. Il provvedimento ristori approvato oggi in via preliminare dalla Giunta regionale tiene conto, per bar e ristoranti, delle diverse limitazioni attualmente imposte alle province di Udine e Gorizia rispetto a Pordenone e Trieste, differenziando gli importi. È evidente però che qualora il ministero della Salute decretasse la zona arancione per tutto il Friuli Venezia Giulia i ristori saranno adeguati per l’intero territorio regionale”.

L’assessore regionale alle Attività produttive e turismo, Sergio Emidio Bini, ha commentato così il provvedimento approvato stamattina in via preliminare dalla Giunta, mettendo subito in evidenza che si tratta di una misura suscettibile di ulteriori modifiche in considerazione del mutevole quadro di rischio del contagio da Covid. La delibera sarà approvata in via definitiva “soltanto dopo l’ulteriore importante passaggio all’esame della competente commissione consiliare che si riunirà martedì 9
marzo”, ha ricordato l’assessore.

Il provvedimento si incardina sulla LR 1/2021 che prevede l’attivazione di ulteriori contributi a favore degli operatori economici e può contare su una dotazione finanziaria di 21,4 milioni di euro.

I beneficiari del contributo sono soggetti che, in conseguenza del perdurare della situazione pandemica e dei conseguenti provvedimenti di restrizione o chiusura delle attività, hanno subito una perdita del fatturato uguale o superiore al 20 per cento confrontando l’importo medio mensile del fatturato al 31
dicembre 2019 con l’importo medio mensile del fatturato al 31 dicembre 2020. I soggetti beneficiari devono avere sede legale o sede secondaria o unità locale in Friuli Venezia Giulia ed essere iscritti al registro delle imprese (tranne che per guide turistiche, bed and breakfast e maestri di sci, per i quali
valgono le iscrizioni ai rispettivi albi o elenchi riconosciuti dalla Regione).

Gli importi variano a seconda delle categorie individuate con i codici Ateco. In generale (per l’elenco si rinvia al file allegato), a commercio al dettaglio e commercio ambulante vanno 1000 euro; ad agenti e rappresentanti di commercio dell’alimentare e tessile vanno 500 euro; a fabbricazione e confezionamento legati all’abbigliamento vanno 700 euro; alla filiera eventi (congressi, matrimoni, cerimonie) vanno contributi tra 700 euro e 1400 euro. Alla filiera del trasporto persone, agenzie viaggio e guide vanno ristori di 700 euro o 4500 euro (l’importo massimo è per agenzie di viaggio e tour operator); per la filiera della pubblicità (che include ad esempio agenzie di pubblicità, servizi di marketing, traduzione e interpretariato) il taglio del contributo è di 700 euro.

Una maggiore specificazione è data alla filiera ho.re.ca (hotellerie-restaurant-café) a cui vanno ristori per importi variabili tra 1000 e 10mila euro. Viene introdotta una differenziazione negli importi per bar e ristoranti a seconda della fascia di rischio di appartenenza. I bar e ristoranti delle province di Udine e Gorizia avranno contributi pari a 2000 euro (bar) e 2500 euro (ristoranti), mentre quelli di Pordenone e
Trieste di 1400 euro (bar) e 1800 euro (ristoranti). Qualora, come specificato da Bini, la regione venisse interamente classificata in zona arancione gli importi verranno uniformati. I ristori più alti nel settore alberghiero sono attribuiti agli alberghi di montagna con una differenziazione in base alla capienza: 4500 euro per alberghi fino a 30 posti letto, 7000 euro per capienza da 31 a 60 posti letto e 10mila euro per capienza superiore ai 60 posti letto. Nel resto della regione, per le medesime fasce di capienza, i ristori riconosciuti agli alberghi sono rispettivamente di 2500 euro, 5000 euro e 8000 euro.

Infine, nel settore sportivo vengono ristorati con 1500 euro i gestori di palestre, piscine e i maestri di sci. Questi ultimi devono risultare iscritti all’albo del Collegio dei maestri di sci per l’anno 2021 e risultare in possesso di uno di questi requisiti: per i soci delle scuole di sci autorizzate avere conseguito un reddito superiore a 2500 euro (si fa riferimento al quadro RH della dichiarazione dei redditi 2020 per il 2019) o,
per i professionisti individuali, essere in possesso di partita IVA nel 2020 e 2021.

Possono presentare domanda le imprese risultanti attive alla data del 23 febbraio 2020 e ancora attive alla data di presentazione della domanda a valere sulla linea contributiva. Le imprese stagionali possono presentare domanda anche se sono nel periodo di inattività.
Le domande potranno essere presentate a partire dalle ore 8 del 18 marzo fino alle ore 20 del 29 marzo tramite il sistema Istanze on line a cui si accede dal link pubblicato sul sito istituzionale della Regione, dove si possono scaricare anche i moduli e trovare informazioni e approfondimenti su come compilare
la richiesta.

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