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Economia

Confindustria Udine incontra Daniel Gros

Redazione

Un dialogo a due tra la presidente di Confindustria Udine Anna Mareschi Danieli e l’economista
tedesco Daniel Gros, direttore del CEPS (Centre for European Policy Studies).
L’appuntamento è per venerdì 26 febbraio, alle 17, nell’ambito del terzo webinar del
ciclo “Confindustria Udine incontra”, una serie di eventi online promossi dall’Associazione degli
Industriali della provincia di Udine con personaggi di spicco del mondo dell’economia e
dell’impresa di livello internazionale. 
“L’obiettivo di questi eventi, il primo dei quali ho ospitato l’economista Fitoussi e il secondo
l’imprenditore Farinetti – spiega la presidente di Confindustria Udine, Anna Mareschi Danieli – è
quello di offrire agli imprenditori e ai manager del territorio, cui l’iniziativa è principalmente
dedicata, uno sguardo rivolto al futuro. Il proposito è quello di accompagnare le nostre aziende
nella conoscenza dei nuovi scenari economici internazionali determinati dalla crisi post covid-19.
L’incontro con Daniel Gros ci permetterà anche di accendere i riflettori sulle dinamiche
economiche e politiche europee, con particolare riguardo ai programmi di riforma e agli
investimenti previsti dal Next Generation EU e sulle sfide che attendono l’Italia su questo fronte”.
Daniel Gros, infatti, oltre a dirigere il CEPS (Centre for European Policy Studies) dal 2000, è stato
consulente del Parlamento europeo ed è membro del Comitato scientifico consultivo
dell’European Systemic Risk Board (ESRB) e dell’Euro 50 Group of eminent economists. Ha
ricoperto incarichi presso il Fondo monetario internazionale e la Commissione europea. In
quest’ultimo contesto, è stato anche consulente economico del Comitato Delors, che ha
sviluppato i piani per l’euro. Negli ultimi decenni Gros è stato membro di organi consultivi di alto
livello per i governi francese e belga e ha fornito consulenza a numerose banche centrali e
governi, tra cui Grecia, Regno Unito e Stati Uniti, al più alto livello politico.
Laureatosi a Roma in Economia e commercio è anche PhD in Economia all’Università di Chicago,
dove è dottore di ricerca. Nell’ultimo anno, è stato anche visiting professor presso l’Università
della California, a Berkeley. Direttore delle pubblicazioni Economie Internationale e International
Finance, Daniel Gros è autore di numerosi libri, saggi e articoli su riviste scientifiche. Relatore ed
opinionista, le sue principali aree di competenza sono: l’Unione monetaria europea, la politica
macroeconomica, la finanza pubblica, le banche e i mercati finanziari.

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Cronaca

Proteste contro il Green pass: i locali del Fvg sfidano il Governo

Redazione

Non si sono fatte attendere in queste ore le prime proteste in Fvg contro il decreto di Draghi che dal 6 agosto prossimo renderà obbligatorio il Green pass per molte attività, soprattutto al chiuso.

I ribelli parlano di “vaccino sperimentale” e di “dittatura sanitaria”. A Udine è prevista una manifestazione domani, sabato 24 luglio, alle ore 17:30 in Piazza della Libertà. Gli organizzatori non accettano quello che definiscono un “passaporto schiavitù” che rende di fatto obbligatoria la vaccinazione per chi vuole continuare a vivere normalmente. A Trieste è prevista una doppia manifestazione: oggi alle 18.30 e domani alle 17.30 in piazza Unità d’Italia.

Su Facebook nel frattempo tra varie pagine di locali delle nostre zone gira un immagine che dice: “Qui non chiediamo il Green Pass per entrare. Ce l’hai? Bene! Non ce l’hai? Va bene uguale! Noi vogliamo solo fare il nostro lavoro che non è quello di fare i controllori“.

Praticamente si sta creando una sorta di piccola rete di esercizi che sfida il Governo. Tra questi la pizzeria ‘Catapecchia’ di Fiumicello e la gelateria ‘Dolcefreddo’ di Ronchi dei Legionari. Nei commenti sotto ai post il pubblico è naturalmente diviso in due: c’è chi si indigna per tali iniziative e chi invece addirittura fa i complimenti ai gestori. Voi da che parte state?

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Economia

Imprese: Confidicash nuovo strumento per rilanciare alle Pmi

Redazione

“Consentire alle piccole imprese di ottenere quelle forme di piccolo credito necessarie per disporre di
liquidità e ripartire è l’obiettivo, centrato, che Confidimprese FVG si è posta attraverso la formula Confidi cash. Uno strumento in linea con il percorso avviato anche dalla Regione per affiancare e sostenere la ripartenza del tessuto economico produttivo costituito per gran parte proprio da Pmi, le quali necessitano di formule creditizie duttili e di facile accesso per consolidarsi in un momento ove l’economia è in forte ripresa anche in Friuli Venezia Giulia”. 

È il commento dell’assessore regionale alle Attività produttive, Sergio Emidio Bini, alla presentazione di Confidi Cash, lo strumento finanziario semplice e veloce destinato a sostenere e rilanciare le Pmi del Friuli Venezia Giulia, ideato da Confidimprese FVG e illustrato dal presidente, Roberto Vicentini, a Udine nella sala Valduga della Camera di commercio Pordenone-Udine.

“Ci dobbiamo porre l’obiettivo – ha spiegato Bini – di permettere anche alle imprese più piccole di affrontare il mercato in condizioni adeguate alle esigenze e alle attese attuali. Non a caso anche nella riforma SviluppoImpresa abbiamo dedicato molta attenzione alla parte relativa all’accesso al credito, sfrondando le procedure ma anche rafforzando gli strumenti per mettere a disposizione del tessuto economico-produttivo la liquidità necessaria”.

La Regione, ha ribadito Bini, è recentemente intervenuta per sbloccare oltre 14 milioni di euro in favore dei Confidi, al fine di accellerare percorsi di sostegno al credito in un momento come quello attuale, nel quale è fondamentale intervenire con tempestività per dare ulteriore ossigeno a una economia che sta
dimostrando di saper ripartire.

Abbiamo lavorato durante la fase più acuta della pandemia, ha concluso l’assessore, rinnovando gli strumenti di accesso al credito più vicini al mondo delle produzioni, comprese le azioni sviluppate attraverso Frie e Friulia, per fare in modo di farci trovare pronti nella fase attuale di ripartenza affinchè tutti i settori dell’economia possano guardare al futuro con maggior fiducia e certezze.

L’intervento dell’assessore regionale alle Attività produttive, Sergio Emidio Bini, alla presentazione del nuovo strumento creditizio di Confidimprese

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Economia

Manifatturiero: per Roberto Siagri, fondatore di Eurotech, “è il momento di passare dall’Industria 4.0 alla Società 5.0”

Redazione

Lo shock derivante dalla pandemia Covid-19 ha colpito l’industria manifatturiera italiana in maniera profonda. Se il Pil italiano nel 2020 ha lasciato sul terreno l’8,8%, il giro d’affari dell’industria del nostro Paese è crollato di oltre il 10%, perdendo circa 130 miliardi di euro rispetto al 2019 (dati Istat). Eppure, già in questi primi mesi del 2021, nonostante la terza ondata pandemica e il complicato iter delle vaccinazioni, la situazione economica generale è in miglioramento ed anche il fatturato del settore industriale è praticamente tornato ai livelli pre-covid. In aggiunta, le previsioni per il secondo semestre 2021 sono decisamente buone: trascinato da alcuni settori industriali quali l’alimentare, il farmaceutico e le costruzioni, secondo i dati Istat, il Pil italiano potrebbe registrare un forte recupero sia nel 2021 (+4,7%) che nel 2022 (+4,4%). Sull’onda del trend positivo, gli analisti prevedono che il settore industriale sarà protagonista nei prossimi 3 anni di una robusta e costante crescita in Italia, soprattutto grazie all’enorme volume di fondi europei a noi destinati, resi disponibili dall’Ue per sostenere la ripresa. Si tratta di un’imperdibile e storica opportunità che il sistema Italia non può e non deve lasciarsi sfuggire. Ma l’accesso ai fondi europei e la conseguente ripresa economica non saranno per tutti.Per Roberto Siagri, fondatore di Eurotech, “ora bisogna affrontare il tema della trasformazione industriale, superare il concetto di smart manufacturing che non è altro che la prima fase della trasformazione che l’industria 4.0, oltre che accelerare con i cambi dei modelli di business che si richiedono per far si che la transizione veramente avvenga. Si inizia a parlare di industria 5.0, forse perché si sta comprendendo ora il vero significato dell’industria 4.0. La trasformazione digitale porta con se la sostenibilità”.

Il problema per Siagri è che “le imprese hanno confuso l’industria 4.0 con il super ed iper ammortamento, ovvero solo con il cambio dei macchinari. Forse occorre affiancare al termine Industria 4.0 il concetto di società 5.0 di derivazione giapponese, dato che in Giappone non si parla di Industria 4.0 ma di Società 5.0, anche perché le società si evolvono attorno ai modelli di produzione. L’industria 4.0 – evidenzia Siagri – va vista come superamento del modello di produzione industriale per approdare al modello di produzione digitale. Si potrà parlare di Industria 5.0 solo quando la digitalizzazione dell’industria 4.0 avrà fatto il suo corso“.
Siagri cita un rapporto di McKinsey con il World Economic Forum che “vede ancora il 70% delle imprese con difficoltà nell’affrontare il tema della digitalizzazione. Siamo ancora nella fase ultima dell’Industria 4.0 con l’attivazione di nuovi modelli di business basati sulla servitizzazione delle cose e con una produzione che da modalità push si trasforma in modalità pull. Alla fine l’Industria 4.0 non è solo digitalizzazione dei processi produttivi, robot collaborativi e 3d printing. Ovvero non significa solo migliori processi produttivi, accesso e condivisione delle informazioni tramite semplici e sicure soluzioni in cloud ma anche un ripensamento del modello di produzione a 360 gradi che da industriale deve diventare digitale, ovvero più sostenibile per le imprese, per l’ambiente e con più benessere per tutti. Se però solo adesso – conclude Siagri – ci si è accorti della grande portata che ha la digitalizzazione, ben venga anche il termine industria 5.0. Anche se forse sarebbe meglio mutuare dal Giappone il termine società 5.0″. 

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