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Cultura

Al Teatro Verdi di Trieste “Il lago dei cigni”

Redazione

La magia del balletto torna al Teatro Verdi di Trieste, con un classico molto amato, “Il lago dei cigni”, in scena da martedì 13 luglio, con una compagnia di fama internazionale che porta sul palco giovani professionisti di talento. Uno spettacolo in quattro atti di Pëtr Il’ič Čajkovskij, con la coreografia
storica di Lev Ivanov e Marius Petipa, per la direzione di Yuriy Bervetsky. Corpo di ballo del Lviv National Academic Opera and Ballet Theatre, con Orchestra e Tecnici della Fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi.


I protagonisti in scena: La storia della compagnia di balletto della Lviv National Academic Opera and Ballet Theatre “Solomiya Krushelnytska” inizia nella metà del secolo scorso e negli anni ‘80 i suoi membri portano il teatro a un importante riconoscimento, diventa infatti patrimonio nazionale del Paese. Oggi la compagnia è formata da giovani ballerini, vincitori di numerosi concorsi internazionali, con un repertorio di oltre 25 balletti classici e contemporanei. Ogni anno più di 115mila spettatori assistono alle produzioni del teatro, attivo oltre che in Ucraina anche sulle scene di tutta Europa.


Il direttore Yuriy Bervetsky: ha studiato al Dipartimento di Direzione lirica e sinfonica della Lviv National Musical Academy “M. Lysenko”, perfezionandosi successivamente a San Pietroburgo. Dal 2000 ricopre il ruolo di direttore del Lviv National Academic Opera and Ballet Theatre “S. Krushelnytska” e dal 2005 è direttore principale e direttore artistico dell’Orchestra Sinfonica dell’Opera Studio di
Lviv. Partecipa a numerosi festival internazionali, dirige regolarmente molte orchestre dell’Ucraina e Polonia, e collabora con famosi solisti. Ha debuttato in Italia nel 2019 al Teatro Verdi di Trieste, dove ha diretto il Don Chisciotte di Ludwig Minkus.


Personaggi e interpreti principali: Odette-Odile sarà NATALIA MATSAK (13, 15, 17/VII) e YARYNA KOTYS (14, 16, 18/VII). Il Principe Siegfried sarà DENIS NEDAK (13, 15, 17/VII) e OLEKSANDR OMELCHENKO (14, 16, 18/VII). Rothbart sarà YEVHENIY SVETLITSA, La Regina Madre ULJANA KORCHEVSKA, il Tutore VITALIY RYZHYY, il buffone SERHIY LOMOVITSKY.


Natalia Matsak/Odette-Odile, emerita Maestra delle arti dell’Ucraina, è prima solista dell’Opera Nazionale dell’Ucraina “T.G. Shevchenko”. Nel 2000 è entrata a far parte del Balletto dell’Opera Nazionale dell’Ucraina esibendosi in ruoli solisti e diventando nel 2021 solista principale. Yaryna Kotys/Odette – Odile, ballerina solista del teatro, nel 2011-13 ha lavorato allo State Academic Ballet Theatre “Boris Eifman” di San Pietroburgo. Il suo repertorio è ricco di interpretazioni solistiche.


Denis Nedak/Il Principe Siegfried, al Teatro dell’Opera Nazionale di Kiev ha debuttato interpretando il ruolo di Paris in Romeo e Giulietta e del Principe ne Lo Schiaccianoci. Membro del Balletto Nazionale Ucraino, è famoso per le sue interpretazioni nel repertorio lirico–romantico dell’Opera Nazionale dell’Ucraina. Artista Emerito dell’Ucraina, nel 2014 ha fatto il suo debutto all’American Ballet Theatre, oltre a tanti ruoli a livello internazionale.

Oleksandr Omelchenko/Il Principe Siegfried ha vinto numerosi e prestigiosi concorsi internazionali. Dal 2013 al 2016 ha danzato al Stanislavsky e Nemirovich Danchenko Musical Theatre di Mosca e poi alla Bavarian State Opera a Monaco. Nel 2018 ha debuttato come ballerino solista al Lviv National Academic Opera and Ballet Theatre.

Yevheniy Svyetlitsa/Rothbart, Artista Emerito dell’Ucraina. Dal 1999 è ballerino al Lviv National Academic Opera and Ballet Theatre, dove attualmente ricopre il ruolo di primo ballerino solista. Il suo repertorio comprende numerose interpretazioni.


Uljana Korchevska/La Regina Madre, dal 2011 danza al Lviv National Academic Opera and Ballet Theater, ricoprendo tanti ruoli. Vitaliy Ryzhyy/Il Tutore dal 1996 è ballerino del Lviv State Academic Theatre of Opera and Ballet dove si esibisce come solista fino al 2009, interpretando oltre una decina di ruoli di repertorio.


Il Verdi e Il lago dei cigni: lo spettacolo è andato in scena integralmente al Verdi per complessive 33 rappresentazioni, nel 1953 con l’International Ballet di Londra, nel 1963 con il corpo di ballo del Teatro alla Scala di Milano, nel 1967 con il London’s Festival Ballet, nel 1999 con il balletto Kirov del Teatro Mariinskij di San Pietroburgo, nel 2006 con il balletto del Teatro Stanislavskij di Mosca e nel 2015 con il balletto dell’SNG Opera in Balet Ljubljana.


Misure di sicurezza: restano in vigore le misure di sicurezza già adottate finora dal teatro, con una capienza massima di 500 spettatori, il mantenimento dei distanziamenti, l’utilizzo delle mascherine ffp2/ffp3 e la misurazione della temperatura all’ingresso.


Biglietti e date: lo spettacolo andrà in scena martedì 13 luglio alle 19.30, repliche alla stessa ora dal 14 al 17 luglio, il 18 l’inizio è fissato alle 20. La biglietteria è aperta da martedì a sabato con orario continuato 9:00 – 16:00. Domenica 9:00-13:30. Lunedì e festivi chiuso.

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Cultura

Visual tracking, l’Università di Udine vince il “campionato del mondo”

Redazione

Un gruppo di ricercatori dell’Università di Udine ha vinto il “campionato del mondo” per le più avanzate tecniche di intelligenza artificiale nell’ambito del visual tracking, cioè l’utilizzo dei computer per la ricerca di oggetti (persone, mezzi, animali, ecc…) tramite immagini e video. Il team è stato premiato per aver sviluppato il miglior algoritmo di intelligenza artificiale nell’ambito della “Visual Object Tracking Challenge 2021”, competizione internazionale che ha visto la partecipazione dei più importanti istituti di ricerca al mondo in intelligenza artificiale. Dalla videosorveglianza alla robotica, l’utilizzo di questi algoritmi è conveniente in tutte le attività industriali che richiedono di mantenere traccia del cambiamento di entità con il passare del tempo. Il video che mostra le capacità dell’algoritmo vincente: https://youtu.be/znboRXJhdjM.

Il gruppo vincitore è composto dai ricercatori Matteo Dunnhofer, tarvisiano, è dottorando in Ingegneria Industriale e dell’Informazione e ha curato l’ideazione e l’implementazione della soluzione coadiuvato da Kristian Simonato, di San Michele al Tagliamento, che sul tema ha redatto la tesi magistrale in Comunicazione multimediale e tecnologie dell’informazione. Christian Micheloni, di Buttrio, professore di machine learning e computer vision e direttore del Laboratorio di Machine learning and Perception, ha diretto e supervisionato l’equipe.

Il visual object tracking è uno dei problemi fondamentali della visione artificiale, la branca dell’intelligenza artificiale che studia metodi e algoritmi per permettere ai computer di percepire il mondo tramite immagini e video. Esso richiede lo sviluppo di algoritmi di elaborazione video in grado di mantenere l’attenzione su un oggetto predefinito senza mai perderlo di vista. Come fanno le persone quando fissano un oggetto con lo sguardo. Il contesto di long-term, ovvero di mantenimento dell’attenzione a lungo termine, introduce notevoli difficoltà perché richiede di inseguire un oggetto per lunghi periodi di tempo, cercando di superare ostacoli di varia natura (variazioni di forma, colore o scala; situazioni che possono far scomparire momentaneamente l’oggetto dal campo visivo).

Quest’anno la competizione si è svolta sabato 16 ottobre nell’ambito dell“ International Conference on Computer Vision 2021”, una delle due principali conferenze internazionali sui temi di visione artificiale. La “gara” ha lo scopo di incentivare lo sviluppo di soluzioni sempre più performanti e viene organizzato ogni anno da un comitato composto dai più riconosciuti ricercatori nel campo della visione artificiale. Fra i team partecipanti l’Università di Oxford, il Politecnico di Zurigo (ETH), la Nanyang Technological University di Singapore e le numerose università cinesi leader in visione artificiale.

«La soluzione proposta – spiega Micheloni – implementa un avanzato algoritmo di machine learning in grado di supervisionare l’esecuzione di due algoritmi di visual tracking. L’algoritmo “impara” una rappresentazione astratta dell’oggetto da inseguire e, tramite il confronto di tale modello con quanto proposto dai sotto-algoritmi, è in grado di determinare la qualità dell’inseguimento dei due. Attraverso questa procedura di valutazione, l’algoritmo è in grado di selezionare qual è il sotto-algoritmo migliore per localizzare l’oggetto d’interesse, ed eventualmente utilizzare tale informazione per correggere l’altro. Questo permette di ottenere un algoritmo molto efficace a partire da due deboli».

«Le moderne soluzioni di visual tracking – sottolinea Micheloni – sono progettate per inseguire vari tipi di oggetti: persone, veicoli, animali, perfino forchette. Oltre che per applicazioni quali la videosorveglianza e la robotica, l’utilizzo di questi algoritmi è conveniente in tutte le attività industriali che richiedono di mantenere traccia del cambiamento di entità nel tempo. Le tecniche di deep learning utilizzate nella nostra soluzione sono generalizzabili e possono essere adattate facilmente a diversi tipi di dati e di algoritmi».

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Cultura

Big John: è record

Redazione

Si è celebrato nei giorni scorsi negliStati Uniti il National Fossil Day: proprio quell’occasione ha segnato ufficialmente l’entrata di Big John nel Guinness World Records® come il più grande scheletro di triceratopo ad oggi conosciuto. Questo dinosauro straordinario, di oltre 66 milioni di anni, èstato scavato in un ranch del Sud Dakota per arrivare all’inizio del 2021 a Trieste, nei laboratori della ditta Zoic – in assoluto tra le migliori realtà al mondo nella preparazione di resti fossili di esemplari preistorici, anche di enormi proporzioni – ed essere accuratamente ricostruito dai paleontologi triestini capitanati da Flavio Bacchia.

Attualmente Big John, dopo una lunga permanenza a Trieste, è esposto a Parigi prima di essere battuto all’asta il prossimo 21 ottobre all’asta Naturalia organizzata da Alexandre Giquello con la collaborazione di Iacopo Briano,esperto in paleontologia e storia naturale. La stima per questo raro fossile è tra 1,2 e 1,5 milioni di euro.

Lo scheletro fossilizzato e montato di Big John è lungo 7,15 m dal muso alla punta della coda, con i fianchi che si alzano di 2,7 m da terra. Il cranio dell’animale è largo 2 m e lungo 2,62 m. Uno studio comparativo condotto dall’Università di Bologna attesta le dimensioni eccezionali di questo cranio, dal 5 al 10% più grande dei più di 40 crani di triceratopo descritti finora dalla comunità scientifica. Poiché la scoperta di uno scheletro completo è estremamente rara, la dimensione del cranio è un riferimento per gli scienziati per valutare la dimensione complessiva di uno scheletro di ceratopside – la famiglia di dinosauri a cui Triceratops appartiene. Big John è quindi il più grande Triceratops horridus registrato scientificamente fino ad oggi.

Il cranio di Big John è composto per il 75% da ossa originali, con il 60% dello scheletro completo. Una lacerazione sul suo colletto è probabilmente il risultato di un colpo di corno di un altro animale, ricevuto durante una lotta per difendere il territorio o un corteggiamento. Le lunghe corna caratteristiche della specie – due lunghe corna frontali e una più piccola nasale – lo rendono uno dei dinosauri più straordinari. Le corna sopra gli occhi di Big John sono lunghe 1,1 m e larghe oltre 30 cm alla base, ciascuna in grado di sopportare una pressione di 16 tonnellate Nel maggio 2014, lo scheletro di Big John è stato scoperto dal geologo Walter Stein, con lo scavo completato nell’agosto 2015. Circa un anno fa, le ossa, ancora avvolte nella roccia, sono arrivate a Trieste, nel laboratorio Zoic. Specializzato nel restauro di esemplari preistorici fin dalla sua creazione quarant’anni fa da parte di Flavio Bacchia, questo laboratorio di riferimento ha già dato nuova vita a due dei più importanti Triceratopi scoperti ora esposti in musei internazionali: Cliff, al Boston Museum of Science, e il suo “cugino” al Gwacheon National Science Museum in Corea del Sud. Ancora una volta, il team di geologi e preparatori ha speso migliaia di ore di lavoro minuzioso per estrarre, pulire, restaurare e catalogare ogni osso fossile per ricostruire lo scheletro dell’animale. Big John visse nel tardo Cretaceo – l’ultima era dei dinosauri – in Laramidia, un continente insulare che si estendeva dall’attuale Alaska al Messico. È morto nella Formazione di Hell Creek (Sud Dakota, USA), un’antica pianura alluvionale che ha permesso di conservare il suo scheletro sino ai giorni nostri. Stimato tra 1.200.000 e 1.500.000 euro, questo esemplare eccezionale è al centro dell’asta Naturalia organizzata da Alexandre Giquello a Drouot, sotto la perizia di Iacopo Briano. Questa vendita, che riunisce ogni anno le curiosità naturali più impressionanti ed estetiche, ha già visto offerte milionarie per dinosauri fossilizzati: due allosauri venduti per 1,4 milioni di euro (2018) e 3 milioni di euro (2020) e un diplocodus venduto per 1,4 milioni di euro (2018).

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Cultura

A Spilimbergo una nuova scritta in mosaico che accoglie i visitatori

Redazione

L’Amministrazione comunale di Spilimbergo prosegue, dopo lo stop imposto dalla pandemia, la propria progettualità strategica “Spilimbergo Città del mosaico” con la giornata di studi intitolata “L’arte musiva fra identità locale e comunicazione globale” che si è tenuta venerdì 15 ottobre al Teatro cinema Miotto di Spilimbergo.

“Il progetto – ha dichiarato il sindaco di Spilimbergo Enrico Sarcinelli – si integra con il grande appuntamento del 2022, il centenario della Scuola Mosaicisti del Friuli e l’evento odierno, raccontando design e mosaico, ha messo in evidenza la nostra storia, la nostra contemporaneità e il nostro futuro”. 

“Per noi il mosaico è un’eccellenza del territorio  – ha aggiunto l’assessore al turismo Anna Bidoli -, elemento che contraddistingue la città e la sua offerta turistica: la progettualità proseguirà nei prossimi mesi dopo questo convegno, il video che abbiamo oggi presentato e l’installazione delle lettere musive all’ingresso della città”.

Infatti contestualmente, dal giorno precedente, nella rotonda di via Udine – porta di accesso alla città arrivando dal ponte sul fiume Tagliamento – è visibile il manufatto musivo raffigurante la grande scritta “Spilimbergo”, alta 200 cm, mosaicata dagli artigiani spilimberghesi (Rino Pastorutti, Marzia Canzian e Denise Toson con Martina Morassi, Andrea Giulia Paliaga, Gabriele la Sala, Chiara Platolino, Eric Bonsu, Isabella Petrangeli, Mohamed Chabarik con Eleonora Zanier,  Dagmar Friedrich con Marzia Truant e Gabriella Buzzi) e dai giovani allievi della Scuola Mosaicisti del Friuli. Collocata proprio all’ingresso di Spilimbergo, l’installazione musiva accoglierà cittadini e visitatori ricordando a tutti che stanno entrando nella città del mosaico (la prevista inaugurazione con le autorità non si è svolta per il dovuto rispetto dopo un grave incidente stradale accaduto poche ore prima nei pressi della rotonda).

Presenti al convegno l’architetto Silvana Annicchiarico, design curator, docente all’Isia di Pordenone e tra i vari incarichi anche membro del comitato tecnico scientifico per i musei e l’economia della cultura del Mibac (Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo), il professor Gianni Canova rettore dell’Università IULM di Milano oltre che volto noto televisivo di Sky Cinema e la giovane architetto designer Cristina Celestino (che a Pordenone è nata ma opera in tutto il mondo), dopo la laurea alla facoltà  IUAV di Venezia, ha fondato un suo brand ed ha ottenuto diversi riconoscimenti internazionali.

“La nuova scritta in mosaico – ha spiegato Silvana Annicchiarico – è un vero e proprio landmark territoriale e vettore comunicativo, che ha al suo interno un divertimento per l’osservatore con la g in minuscolo che vuole dire Spilimbergo Go, ovvero venite a visitare la cittadina: un tratto internazionale per raccontare a tutti che siamo entrati nella patria del mosaico”.

“Il Distretto del mosaico di Spilimbergo – ha dichiarato Cristina Celestino – è sempre stato un punto fermo per la progettualità legata alla creatività: importante farlo interagire con il mondo dell’architettura, del design e della grafica facendone così risaltare il lavoro anche a livello internazionale”.

“La creatività – ha concluso Gianni Canova – è uno degli elementi su cui Italia può ripartire dopo il dramma del Covid: siamo un Paese pieno di vitalità, a dispetto di narrazioni cupe che non condivido, e Spilimbergo ne è uno degli esempi più virtuosi. La giornata di oggi ha dato evidenza di come questa del mosaico sia un’esperienza da cui tutto Paese può prendere ispirazione”. 

La giornata, condivisa con l’Ordine degli Architetti della Provincia di Pordenone e la Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, rientra nel progetto perseguito con determinazione dall’amministrazione comunale con l’obiettivo di valorizzare sempre più l’importanza della tradizione e dell’eccellenza mosaicista non solo nella storia e nell’identità di Spilimbergo, ma anche nel suo presente e nel suo futuro. Attraverso i suoi artefatti musivi, infatti, Spilimbergo dialoga non solo con il territorio della regione Friuli ma con il mondo intero: i mosaici di Spilimbergo portano ovunque il nome della Città e trasformano un’eccellenza artigianale in un potentissimo vettore di marketing territoriale.

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