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Via alle Olimpiadi: Mara Navarria subito protagonista

Redazione

Adesso ci siamo davvero. Dopo mesi, settimane, giorni di ansia causa Covid, che era stato già l’anno scorso protagonista in negativo del rinvio della manifestazione, sono iniziate oggi le Olimpiadi di Tokyo 2020 con la cerimonia di apertura cominciata alle ore 13 italiane. L’Italia è stata la 19esima delegazione a sfilare, guidata dai portabandiera Jessica Rossi, Elia Viviani e Paola Egonu.

Un momento atteso da un anno intero da tutti gli atleti che adesso potranno davvero concentrarsi sulle rispettive gare. Da oggi a domenica 8 agosto non ci sarà un attimo di pausa per un’estate, dopo gli Europei di calcio, all’insegna dello sport. E nella squadra azzurra figurano tanti atleti del Friuli-Venezia Giulia che si dimostra, ancora una volta, una delle regioni in Italia con la più alta percentuale di partecipanti ai Giochi olimpici in rapporto alla popolazione. Per la precisione sono ben 17 i nostri atleti.

Ci sarà Stefano Tonut protagonista con l’Italbasket nell’impresa a Belgrado contro la Serbia, Alessia Trost per quanto riguarda il salto in alto, Elisa Maria Di Lazzaro negli ostacoli, Alexandra Agiurgiuculese ginnasta dell’Asu. E dell’Asu fa parte anche la schermitrice Mara Navarria. Per la scherma c’è pure Michela Battiston e poi Noemi Batki nei tuffi, Marta Gasparotto nel softball con Andrea Howard ed Emily Carosone, il nuotatore Matteo Restivo, i ciclisti Luca Braidot, Nadir Colledani e Jonathan Milan. Come non citare poi la tiratrice Chiara Cainero, la canoista Francesca Genzo e per finire il sollevatore di pesi Mirko Zanni.

Un lungo elenco per sognare di vedere il Friuli grande protagonista a Tokyo.

La prima a iniziare sarà Mara Navarria che sarà protagonista domani nella spada individuale seguita dalla partita di softball Italia-Giappone. Poi domenica sarà il turno di Chiara Cainero nel tiro a volo, di Mirko Zanni, di Stefano Tonut che affronterà la prima partita contro la Germania e del secondo match di softball con l’Italia che sfiderà il Messico. Lunedì tocca a Michela Battiston nella sciabola individuale, a Luca Braidot e Nadir Colledani in sella alle loro bici e sarà anche il giorno della terza gara di softball; mentre Restivo gareggerà mercoledì 28 quando andrà in scena, per quanto riguarda il basket, il secondo match in programma: Italia-Australia.

Cultura

Sta per aprire “La forma dell’infinito”, in mostra da ottobre a Casa Cavazzini

Redazione

Sta per aprire le porte la mostra che dal 16 ottobre 2021 al 27 marzo 2022 trasformerà Udine in una città di spettacolare richiamo in Italia e in Europa per gli amanti della grande arte. «La forma dell’infinito» – questo il titolo dell’esposizione, ora entrata nella fase degli ultimi preparativi e dell’allestimento, al secondo piano della rinnovata sede di Casa Cavazzini – si preannuncia come un evento di portata eccezionale, senza precedenti nella storia della città.

Le sale del museo di arte moderna e contemporanea del capoluogo friulano, ora dotate di soluzioni al passo con i migliori ambienti espositivi al mondo, stanno per diventare lo spazio teatrale dove 50 opere strepitose, come attori che vivono e parlano, avvinceranno i visitatori in un racconto capace di toccare il cuore e l’intelligenza e di stupire con colpi di scena di bellezza e privilegi assoluti. Una mostra che ha il sostegno di Regione Fvg e Promoturismo Fvg, della Fondazione Friuli ed è realizzata con il sostegno speciale di Gruppo Hera Amga Energia e Servizi.

Già il tema della mostra dischiude porte su vasti paesaggi dell’anima. Secondo il progetto voluto dal curatore, Don Alessio Geretti – sacerdote udinese e direttore artistico delle mostre di Illegio –, «La forma dell’infinito» è infatti una chiave per entrare nell’arte moderna e contemporanea, anche per coloro che normalmente faticano a comprenderla, scoprendo una delle intenzioni fondamentali che hanno animato tanti pittori dalla fine dell’Ottocento e per tutto il corso del Novecento: rendere visibile l’infinito che dietro la prima apparenza delle cose sussurra alla mente e al cuore umano. L’uomo non può comprendere nulla di se stesso, della sua condizione, della sua grandezza e della sua inquietudine, se non rendendosi conto d’essere un’immensa aspirazione all’infinito. Perciò esiste l’arte: non per produrre decori frivoli né per riprodurre le fattezze di ciò che abbiamo sotto gli occhi, ma per dare forma a quella tensione all’infinito, incantevole e misteriosa, che ci rende unici nell’universo. Tra pennellate e colori, paesaggi mistici e astrazioni audaci, i capolavori dei più grandi geni dell’arte, specialmente dall’Impressionismo in avanti, sollevano il velo del mondo visibile e lasciano affiorare sulla superficie dei quadri gli enigmi, le nostalgie, le ricerche di chi percepisce l’altro lato della realtà, o il dolore della finitezza senza prospettive di chi si convince che non c’è risposta alla domanda di infinito che ci portiamo dentro.

La mostra «La forma dell’infinito» intende dare al visitatore la percezione d’essere il destinatario di una rivelazione suggestiva, con opere che facciano sfiorare l’infinito. Basti pensare alle firme dei cinquanta capolavori, molte delle quali appartengono ai più importanti protagonisti dell’arte negli ultimi due secoli: Claude Monet, Paul Cézanne, Alfred Sisley, Henri Matisse, Dante Gabriele Rossetti, Michail Nesterov, František Kupka, Vasilij Kandinskij, Aristarch Lentulov, Natal’ja Gončarova, Odilon Redon, Maurice Denis, Jacek Malczewski, Mikalojus Čiurlionis, Nikolaj Rerich, Medardo Rosso, Umberto Boccioni, Pablo Picasso, Emilio Vedova, Ernst Fuchs, Hans Hartung e altri ancora. Mai Udine ha visto tanti giganti del bello darsi convegno in una mostra che smuove opere da nove paesi d’Europa, collegando la città friulana con straordinarie capitali culturali, tra cui Parigi, Londra, Vienna, Barcelona, Praga, Mosca, insieme ad altre e a diverse sedi italiane. La bellezza del progetto e dell’idea di fondo della mostra – tracciare una strada d’arte verso l’infinito – ha convinto a concedere prestiti estremamente pregiati musei illustri e collezioni più piccole ma importanti, pubbliche e private, che già denotano la levatura dell’esposizione: nell’elenco dei prestatori, Udine può rallegrarsi della collaborazione, fra gli altri, del Belvedere di Vienna, della collezione Peggy Guggenheim di Venezia e della Fondazione Solomon R. Guggenheim di New York, ma anche della Galleria Nazionale di Arte Moderna di Roma o del MART di Rovereto, della Galleria Tretyakov di Mosca e del Museu Picasso di Barcelona.

Ci sono fini conoscitori dell’arte che avrebbero fatto pellegrinaggi faticosi pur di poter vedere da vicino opere che è rarissimo appaiano in Occidente, e a Casa Cavazzini potranno contemplarle con viva emozione: così sarà, ad esempio, con i tre dipinti di Nicholaj Rerich o con i cinque dipinti di Mikalojus Čiurlionis, che eccezionalmente lasciano le loro sedi approdando al Friuli.

Ci sono file di devoti del geniale e visionario Kandinskij che a Udine potranno ammirarne tre, uno accanto all’altro, e tra essi «La Piazza Rossa» – altro prestito quasi incredibile concesso dalla Tretyakov di Mosca –, cioè l’opera simbolo della svolta di quell’artista, frutto di una sorta di estasi artistica, decisiva per la strada che da allora imboccò la creatività del genio russo.

E poi, basterebbe a rendere questa esposizione un evento imperdibile il fatto che in essa diventano accessibili 11 capolavori mai visibili al pubblico, in particolare sei dei quali totalmente inediti e che Udine propone quindi per la prima volta all’attenzione del mondo: così le opere di Umberto Boccioni, di Aristarch Lentulov, di Elena Bebutova, di Natal’ja Gončarova, di Pyotr Petrovičev, ma soprattutto uno straordinario dipinto di Claude Monet, mai concesso in prestito a nessuno prima che a Casa Cavazzini, se non – unico altro episodio nella sua storia – alla National Gallery di Londra!

E per un tocco di completezza, accanto a tanti astri del cielo dell’arte, brillerà di luce suggestiva anche un’opera friulana, a firma dell’indimenticabile Giovanni Napoleone Pellis, a testimonianza che anche nella nostra piccola Patria la grande arte ha avuto i suoi ambasciatori. La spettacolare sequenza di tele che trapasserà l’anima del visitatore dialoga perfettamente con le collezioni permanenti di Casa Cavazzini, che insieme alla mostra riapriranno le loro porte al pubblico dal prossimo 16 ottobre: sarà del tutto naturale e per certi versi necessario soffermarsi, al primo piano o al piano terra, dinanzi alle opere di Afro, Mirko e Dino Basaldella, al taglio di Lucio Fontana, alle opere di Giorgio De Chirico e Alberto Savinio, di

Carlo Carrà e di Filippo De Pisis che impreziosiscono la sede lasciata in eredità al Comune di Udine dal commerciante e collezionista Dante Cavazzini.

Ma forse uno degli aspetti più magici della mostra, che per oltre cinque mesi potrà rendere il centro storico udinese come un cuore pulsante, è il suo carattere di meditazione d’arte. Non si tratta di un approfondimento per pochi specialisti né di una rassegna che sollecita le masse con i consueti filoni artistici di moda: «La forma dell’infinito» è un’introduzione al perché la pittura dell’Europa occidentale e orientale s’è incamminata sui diversi sentieri che, lasciandosi alle spalle l’Impressionismo e l’Espressionismo, hanno tentato di riaprire gli occhi dell’umanità per salvarci dallo scivolamento nella miseria spirituale, nell’ebrezza materialistica, nella incomunicabilità reciproca. Si tratta cioè di una “storia spirituale dell’arte”, che raramente è dato di poter leggere tutta d’un fiato di fronte a testimonianze così eminenti degli ultimi due secoli. Questo approccio alle opere d’arte è la firma tipica delle mostre nate ad Illegio – ed infatti quella di Casa Cavazzini è stata affidata dal Comune di Udine proprio al soggetto che di anno in anno propone nel piccolo borgo carnico esposizioni internazionali di grandissimo successo –. Le mostre “in stile Illegio” sono note non soltanto per la levatura straordinaria dei capolavori che vi si ammirano, ma specialmente per il fatto che in esse i visitatori sono sempre tutti accompagnati da giovani guide ben preparate ad offrire la grazia di una chiave di lettura completa, di una luce ulteriore, insomma, sulle singole opere con la quale è possibile vederle davvero e gustarle due volte tanto. Così avverrà anche a Casa Cavazzini, con il prezioso servizio di tante guide formate per l’occasione o, in alternativa, delle audioguide predisposte dal curatore.

E mentre i visitatori scopriranno perché le pennellate si fanno frammenti di luce in Monet o sentieri intellettuali in Kandinskij, o perché un groviglio inestricabile imprigioni il nostro sguardo su una tela di Vedova o un’evanescenza impalpabile lo liberi senza più pesi mentre osserviamo le opere di Redon, la mostra infiammerà i sensi e il pensiero facendo sentire i visitatori avvolti da scenari che evocano il senso dell’immensità o la possibilità che il suo inizio stia qui accanto, e noi sempre in bilico tra finito e infinito. Visitare una mostra così è fare un viaggio in se stessi, non semplicemente attraversare stanze di un museo.

Così Udine inaugura una stagione che vuole lasciare alle spalle l’incubo della pandemia e la perdita di contatto con la bellezza in presa diretta che essa ha comportato per molti. Questa mostra diventa una terapia dell’anima e un invito alla città stessa – con la sua garbata eleganza – a saper dare il meglio di sé e a saper accogliere molti.

Un ulteriore punto di forza della mostra di Casa Cavazzini è la grande attenzione con cui i flussi dei visitatori saranno regolati per consentire a tutti di viverla “a rischio zero” e con il miglior godimento possibile dei capolavori d’arte: sarà un’esperienza unica poter entrare in mostra in piccoli gruppi di persone, in stanze organizzate come teatri suggestivi che con la regia delle luci e la magia delle parole faranno gustare un’intimità emozionante con le opere, offrendo al tempo stesso perfette garanzie di salute ai visitatori grazie ad un protocollo accurato.

Naturalmente è necessaria la prenotazione per tutti (sarà accettata anche con preavviso minimo se ci sono posti disponibili), attraverso il telefono (0432.1279127) o la mail (prenotazioni@laformadellinfinito.it) o l’apposito modulo nel sito www.laformadellinfinito.it. Le prenotazioni sono aperte.

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Cronaca

Ripresa la produzione di “Birra dell’Università” di Udine: è una Blonde Ale allo zafferano, friulana al 100%

Redazione

 È una Blonde Ale friulana al 100% con la particolarità di essere aromatizzata allo zafferano la nuova “Birra dell’Università” di Udine. Dopo l’inevitabile fermo del 2020, causato dalla pandemia, nel 2021 è ripreso il progetto didattico di produzione di birra artigianale con una nuova ricetta, la terza dopo quelle della Amber Ale del 2018 e della Blanche del 2019. E studenti, docenti e produttori locali che hanno lavorato insieme per metterla in produzione auspicano che possa diventare la birra della rinascita e della speranza, dopo il difficile periodo, purtroppo non ancora superato, della pandemia. La nuova Blonde Ale si può acquistare presso l’Azienda agraria “A. Servadei”, in via Pozzuolo 324 a Udine, il lunedì e martedì dalle 8.30 alle 17.30 e da mercoledì a venerdì dalle 8.30 alle 14.30.

La terza “Birra dell’Università” è stata prodotta in collaborazione con il birrificio artigianale indipendente Garlatti Costa di Forgaria nel Friuli (Ud), utilizzando malto d’orzo e luppolo di origine regionale. La particolarità che la contraddistingue è l’aromatizzazione allo zafferano, anch’esso friulano e di elevata qualità grazie alle particolari proprietà antiossidanti, prodotto a Magnano in Riviera (Ud) dal dottor Alfredo Carnesecchi.

La Blonde Ale presenta un colore giallo dorato con una schiuma persistente e compatta. «All’olfatto – precisa Stefano Buiatti, docente di Tecnologia della birra e responsabile scientifico del progetto didattico – le note fruttate e agrumate apportate dal luppolo sono in perfetto equilibrio con il delicato aroma di zafferano. In bocca l’amaro deciso è compensato da piacevoli sentori di malto caramello presente in piccola percentuale e prodotto presso la malteria sperimentale dell’Università di Udine a partire da orzi locali. Il carattere deciso della birra, derivante anche dai suoi sei gradi alcolici, aumenta la gradevolezza della sorsata senza nulla togliere al suo carattere fresco e beverino. La cura e l’attenzione con cui viene prodotta artigianalmente esaltano queste sue proprietà grazie anche alle caratteristiche dell’acqua della pedemontana friulana».

Sebbene le restrizioni dovute al rispetto delle norme di sicurezza anti-Covid abbiano inevitabilmente ridotto il coinvolgimento degli studenti nelle fasi di produzione di questa terza “Birra dell’Università”, «l’iniziativa – sottolinea Buiatti – ha suscitato comunque il loro interesse e partecipazione». Questo progetto didattico, infatti, prevede il coinvolgimento degli studenti dei corsi di laurea in Scienze e tecnologie alimentari e Viticoltura ed enologia, del Dipartimento di Scienze agroalimentari, ambientali e animali dell’Ateneo. «L’obiettivo – ricorda Buiatti – è rendere gli studenti parte attiva sia nelle fasi esecutive di produzione, sia dal punto di vista teorico, coinvolgendo il gruppo di lavoro in un percorso teorico-pratico che riguarda tutte le fasi, dalla formulazione della ricetta alla produzione, all’ideazione dell’etichetta e della bottiglia».

Quello della birra è un settore di studio su cui l’Ateneo di Udine si concentra da anni, in conseguenza anche al forte legame che storicamente Udine ha con la produzione di birra. Prima Università in Italia ad aver avviato, più di quarant’anni fa, un corso di Tecnologia della birra, l’Ateneo friulano si è successivamente dotato, con finalità didattiche e di ricerca, di un impianto sperimentale di produzione e di una micro malteria, che è ad oggi un unicum nella realtà accademica italiana.

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Udine: sabato 18 settembre il concerto performativo “Turn off subtitles”

Redazione

Un intenso omaggio all’estroso genio musicale del compositore sacilese Giuseppe Molinari, scomparso prematuramente nel 2006, è al centro del concerto performativo “Turn off subtitlesOvvero Ode a Giuseppe Molinari” ideato dal pianista Matteo Bevilacqua con la danzatrice Martina Tavano che, dopo il debutto all’ultima edizione di Mittelfest e al festival “Un Fiume di Note”, approda adesso a Udine al Teatro San Giorgio in un evento realizzato da RiMe MuTe sotto l’egida di Piano FVG diretto da Davide Fregona e il Distretto culturale FVG presieduto da Dory Dertiu Frasson.

Sabato 18 settembre alle 20.45 il San Giorgio sarà investito dall’evento multidisciplinare in cui i due protagonisti si uniscono in un’ode all’acutissimo musicista sacilese, un maestro dalla personalità scontrosa ed eccentrica, con un innato talento nella composizione musicale, dal destino fatalmente tragico. Lo spettacolo, un percorso emozionale di suggestioni, ascolti e impressioni visive, scava a fondo nella complicata personalità dell’autore, esplorando il suo disagio esistenziale e la sua incapacità di comunicare e relazionarsi. Giuseppe Molinari è stato un artista poliedrico e anche un grande incompreso: è proprio l’incomprensione una delle chiavi di lettura di questo percorso volto alla ri-scoperta delle tappe della vita del compositore Bevilacqua e Tavano hanno voluto affinare e potenziare proprio la relazione profonda che si genera tra pubblico ed esecutore, partendo dall’estrema musica di Molinari ed arrivando ai multiversali preludi di Claude Debussy. Un programma fatto di impressioni, sensazioni sfuggevoli, “intuizioni” che la mente e l’udito credono di afferrare, ma che un istante dopo sono improvvisamente sparite. Un repertorio che solo grazie ad un attento ascolto può rivelare le sue infinite e cangianti combinazioni emozionali e i suoi artifizi sonori illusionistici e restituite dalla fedeltà e dalla personalità dell’interprete. Sulle note interpretate da Matteo Bevilacqua prende vita l’inquietudine esistenziale dell’autore, mentre la performer Martina Tavano incarna con grande capacità tecnica e improvvisativa le emozioni dell’autore, così estreme da portarlo all’atto ultimo: il suicidio. I protagonisti in scena appaiono come sospesi in una scenografia rarefatta che incarna idealmente i pensieri del compositore, quasi vivessimo una “soggettiva” dal cervello di Molinari dove musica e gesto si intrecciano in modo indissolubile.

Consigliata la prenotazione: 0432 506925 – 327 7851419

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