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Economia

Cybersecurity: per ogni dollaro investito dai difensori, gli attaccanti hanno causato 7 dollari di perdite

Redazione

Un nemico invisibile, che causa danni ingenti alle aziende. A fronte di 945 miliardi di dollari di danni
generati dal cybercrime nel 2020 (erano 600 miliardi nel 2018), nello stesso anno la spesa globale in ICT
security è stata di 145 miliardi di dollari (di cui 1,5 miliardi in Italia): per ogni dollaro investito in sicurezza dai difensori gli attaccanti hanno causato 7 dollari di perdite.
Si può partire da questo dato per comprendere come la battaglia contro gli attacchi informatici è tutt’altro che vinta né tanto meno va sottovalutata. Di sicurezza informatica aziendale si è parlato questo pomeriggio a palazzo Torriani nel convegno dal titolo “Cybersecurity: difendi la tua azienda dal Nemico invisibile”, organizzato da Confindustria Udine in collaborazione con DIH Udine e IP4FVG.
“Nessuna azienda, purtroppo – ha rilevato Anna Mareschi Danieli, presidente di Confindustria Udine -, è
immune dal rischio di un attacco informatico, che può tradursi in un furto di dati o nel blocco di sistemi e servizi. Gli attacchi informatici, infatti, sono sempre più frequenti, complice la crescente digitalizzazione di tutto il sistema. Ed è così che la cyber security sta diventando, oggi, una delle priorità per tutte le aziende e organizzazioni, ma le evidenze statistiche ci dicono che non stiamo facendo abbastanza. È dunque essenziale che le imprese tengano in considerazione il rischio informatico ed investano budget adeguati. Il trend attuale deve essere assolutamente invertito, aumentando in modo significativo gli investimenti in sicurezza cibernetica, di tutti i tipi e a tutti i livelli. Rimandare oltre non è possibile e, soprattutto, non abbiamo alternative. Dobbiamo tenere alta la guardia, perché questo nemico è invisibile e molto pericoloso”.
Mareschi Danieli ha evidenziato come la fragilità dei sistemi informatici si è manifestata, in maniera ancora più incisiva, in questo periodo a causa del Covid e del conseguente smart working. “Basta sfogliare il Rapporto Clusit 2021 per scoprire che nell’anno della pandemia è stato registrato il record negativo degli attacchi informatici: a livello globale sono stati infatti 1.871 gli attacchi hacker gravi di dominio pubblico rilevati nel corso del 2020, ovvero con un impatto sistemico. La vera novità, rispetto a qualche anno fa – ha aggiunto -, è che le minacce di intrusione non sono più appannaggio solo delle organizzazioni di dimensioni maggiori o più strutturate sul fronte dell’IT. Nel mirino degli hacker ci sono tutte le aziende, anche le Pmi, che sono generalmente anche più vulnerabili”. Alcune imprese, per combattere questo nemico invisibile, adottano soluzioni interne, molte imprese ricorrono invece all’outsourcing, affidandosi a specialisti.
“Fondamentale però – ha evidenziato Mareschi Danieli – è anche la formazione a 360° delle risorse umane presenti in azienda. Dobbiamo investire prioritariamente sulla formazione dei nostri collaboratori, i cui comportamenti – per quanto possa sembrare spiacevole rimarcarlo – sono ad oggi la prima causa di incidenti informatici e perdite di dati”.
Nel suo intervento, l’assessore regionale FVG ai Sistemi informativi, Sebastiano Callari, ha messo in guardia sul “potere degli algoritmi”, esortando tutti – istituzioni e cittadini – a comprendere che “l’interconnessione che tanto amiamo e tanto può migliorarci la vita non è scevra da grandi rischi. Conoscerli e affrontarli adeguatamente è la più grande sfida che tutti abbiamo davanti per i prossimi anni”. Una sfida non semplice, secondo Callari, “perché c’è un tema risorse e una carenza di strumenti per rafforzare i nostri sistemi di sicurezza, con il rischio di restare in balia delle emergenze e degli attacchi. Un “tema risorse” che dovrà essere adeguatamente affrontato in ambito PNRR”.

Callari ha quindi aggiunto che i crimini digitali e le conseguenti paure che innestano nei cittadini possono rallentare- e di molto- quella necessaria transizione digitale di cui il nostro Paese ha bisogno. Occorre, tuttavia – e questo è un vero e proprio appello, ha sottolineato -, “prevedere urgenti misure per
proteggere le infrastrutture critiche come i trasporti, l’energia, la sanità e la finanza, che dipendono
sempre di più dalle tecnologie digitali per la gestione delle loro attività principali. E molte di queste
infrastrutture sono a gestione regionale. Regioni e sistema delle Autonomie locali che da soli non possono contrastare efficacemente un problema così complesso – data la sua natura transnazionale -, così pervasivo e con attori in campo (soprattutto privati), che non di rado hanno un peso economico-finanziario maggiore di molti Stati”.
Dal canto suo, il docente dell’Università degli Studi di Udine, esperto di sicurezza informatica, Gian Luca
Foresti, ha fornito agli imprenditori presenti una panoramica generale sulle tipologie di attacchi informatici, soffermandosi sul contributo che può offrire in tale senso Clusit, l’associazione italiana per la sicurezza informatica, secondo la quale la consapevolezza, la formazione, il continuo aggiornamento professionale e lo scambio di informazioni sono gli strumenti più efficaci per far fronte ai problemi della sicurezza informatica. Il professor Foresti ha infine volto il suo sguardo all’importanza della crittografia, e della sua relativa evoluzione, nella lotta ai crimini informatici.
Il coordinatore IP4FVG di Area Science Park, Sara Guttilla ha poi ricordato come IP4FVG, il Digital
Innovation Hub della regione, contribuisce anche a diffondere la consapevolezza sull’information security e la corretta gestione della business continuity, presso le imprese del territorio. “La cybersicurezza e l’analisi della vulnerabilità dei sistemi digitali – ha annunciato – saranno oggetto di nuovi servizi e ulteriori approfondimenti, sia in collaborazione con quanto già avviato dal gruppo “Telecomunicazione e informatica” di Confindustria Udine, sia con l’Università di Udine, della quale IP4FVG e Area Science Park sono partner nell’organizzazione del Master “Intelligence e ICT”, in avvio in queste settimane”. L’incontro è poi proseguito con le relazioni del capo DIA (Direzione Investigativa Antimafia) del Triveneto, Paolo Storoni, e del dirigente della Polizia Postale di Trieste, Manuela De Giorgi, i quali hanno illustrato le attività dei rispettivi uffici nella lotta ai crimini informatici, con particolare riguardo all’ambito delle imprese.
Il convegno, moderato dal giornalista de Il Sole 24 Ore Luca De Biase, si è concluso con la testimonianza di Manuel Cacitti, Ethical hacker e coordinatore del laboratorio in Uniud Lab Village dedicato alla intelligence e alla cybersecurity: “L’obiettivo principale del nostro lavoro – ha evidenziato – è quello di studiare ed implementare sistemi di gestione complessi, per garantire la sicurezza del dato, intesa come riservatezza, integrità e disponibilità, oltre che rispettare la compliance, leggi e norme in modo efficace ed efficiente”.
Cacitti ha anche illustrato diversi esempi di aziende conosciute che hanno subito un attacco informatico. “La necessità di una corretta valutazione dei rischi e della postura di sicurezza dell’azienda – ha detto al riguardo Cacitti – risulta essere determinante”.

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Economia

Isee in Friuli Venezia Giulia: una famiglia su cinque in disagio economico

Redazione

Il 21,7% non raggiunge i 6mila euro. A Trieste si sale al 27,3%. Il 43% dei nuclei in regione possiede l’abitazione

Nel 2020 in Friuli Venezia Giulia i nuclei familiari che hanno presentato una Dichiarazione Sostitutiva Unica per il calcolo dell’Isee sono stati quasi 154.000, circa 1.000 in meno rispetto all’anno precedente, a cui corrispondono oltre 425.000 residenti (poco più di un terzo del totale regionale). Lo rende noto il ricercatore dell’Ires Fvg Alessandro Russo che ha rielaborato dati Inps.
La Dichiarazione Sostitutiva Unica (DSU) è il documento preliminare per il rilascio della certificazione Isee (Indicatore della Situazione Economica Equivalente). L’Isee è l’indicatore che individua le condizioni economiche effettive delle famiglie prendendo in considerazione il reddito, il patrimonio immobiliare e mobiliare e le varie caratteristiche del nucleo familiare. Si tratta di uno dei principali criteri di accesso alle prestazioni sociali erogate dagli Enti Pubblici.
Il Fvg è stata l’unica regione in cui sono diminuiti i nuclei con Isee rispetto al 2019 (a livello nazionale
l’aumento è stato del 13,4%, da 7,6 a 8,6 milioni di famiglie); questa dinamica è stata condizionata dalla
provincia di Trieste, la sola dove si è registrato un forte calo (quasi 3.500 in meno). Il 2019, al contrario, aveva fatto segnare un notevole incremento, sia a livello regionale sia nazionale, dovuto principalmente
all’introduzione del Reddito di cittadinanza, misura per cui occorre appunto una certificazione Isee.

Le classi di Isee

Le famiglie che in regione presentano una situazione più critica, con un Isee inferiore ai 6.000 euro, costituiscono poco più di un quinto del totale (il 21,7% nel 2020); tale percentuale sale al 27,3% in provincia di Trieste, mentre in quella di Pordenone si rileva il valore più basso (17,6%). Solo il 13,3% dei nuclei familiari presenta un Isee superiore a 30.000 euro. Dal 2016 a oggi il peso delle famiglie con Isee inferiore a 6.000 euro è sceso dal 28,1% al 21,7%; in maniera speculare quelle con un indicatore superiore a 20.000 euro sono passate dal 23,5% al 30,8%. Più in generale negli ultimi anni sono aumentate le misure nazionali e regionali a cui viene collegato l’indice Isee (ad esempio si possono ricordare il bonus bebè, la Carta famiglia regionale), pertanto si è allargata anche la platea dei nuclei richiedenti, che non è evidentemente composta solo da famiglie in difficoltà economica.

Prevalgono i nuclei monopersonali

Il 26,4% delle famiglie del Fvg che hanno presentato una DSU è composta da una sola persona; tra quelle con meno di 6.000 euro di Isee i nuclei monopersonali sono quasi la metà in regione (46,1%) e circa un terzo in Italia (34,2%). All’aumentare del valore dell’Isee i nuclei composti da una sola persona tendono ad avere un peso sempre minore, oltre i 30.000 euro sono il 17,7% Fvg (e il 13,9% in Italia). Trieste è la provincia italiana in cui le persone sole evidenziano l’incidenza maggiore (33,6% nel 2020). La tipologia più ricorrente in regione, dopo quella monopersonale, è quella dei nuclei composti da quattro elementi, che nel 2020 comprendeva quasi un quarto del totale (24,1%).

Sono raddoppiate le famiglie con Isee corrente

Nel 2020 si è osservata una sensibile crescita dei nuclei familiari con un Isee corrente, che sono raddoppiati in regione (da 1.132 a 2.457) e triplicati a livello nazionale (da 54.600 a 189.259). Si tratta di un evidente sintomo della crisi economica legata alla pandemia, in quanto l’Isee corrente permette un aggiornamento dell’indicatore (senza però ripetere la DSU) nel caso di un significativo peggioramento della situazione lavorativa o economica, ad esempio a seguito della perdita dell’occupazione.

In Fvg la quota maggiore di nuclei che risiedono in abitazioni di proprietà

Nella nostra regione la quota di famiglie proprietarie dell’abitazione (sul totale dei nuclei con Isee) è la più elevata a livello nazionale ed è pari al 43,1%. Tale incidenza tende a crescere all’aumentare dell’Isee: è inferiore al 10% per i nuclei con un indicatore minore di 6.000 euro e supera il 60% tra quelli con più di 15.000 euro.

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Economia

In Friuli Venezia Giulia sempre meno artigiani e commercianti. A Gorizia e Udine le situazioni più critiche

Redazione

In quasi un decennio il Friuli Venezia Giuli (FVG) ha perso 4.236 commercianti e 4.839 artigiani. In altre parole, tra il 2011 e la fine del 2020 il cosiddetto popolo delle partite Iva ha perso in queste 2 categorie complessivamente 9.075 iscritti 1 . Una contrazione che ha riguardato tutte le province della regione. In termini percentuali, per quanto riguarda l’artigianato le situazioni più critiche si sono registrate a Gorizia (-19 per cento), a Pordenone (-13,9 per cento) e a Udine (-12,5 per cento). Nel commercio, invece, le variazioni più negative hanno interessato Gorizia (-15,5 per cento), Trieste (-12,2 per cento) e Udine (-10,9 per cento). Attualmente in FVG ci sono 34.302 artigiani e 34.423 commercianti. La denuncia è sollevata dall’Ufficio studi della CGIA.


 Le cause di questa moria
Ai tradizionali problemi che da sempre assillano le micro imprese (tasse, burocrazia, mancanza di credito, etc.), le chiusure imposte per decreto e le limitazioni alla mobilità registrati in questo ultimo anno e mezzo sono state esiziali. Non dobbiamo nemmeno dimenticare il crollo dei consumi delle famiglie e il boom dell’e-commerce: per tanti autonomi la situazione è diventata insostenibile e l’unica cosa da fare è stata quella di chiudere l’attività. Queste micro realtà, ricordiamo, vivono quasi esclusivamente di domanda interna, legata al territorio in cui operano. Solo nel 2020, nel FVG i consumi delle famiglie sono scesi di 3 miliardi di euro, soldi che in gran parte alimentavano i ricavi delle piccolissime attività che, a seguito di questa contrazione, non sono più riuscite a far quadrare i propri bilanci.

 Senza negozi le città non sono più le stesse
Camminando lungo i centri storici e nei quartieri sia delle città che dei piccoli paesi di periferia del FVG, è in forte aumento il numero delle botteghe artigiane e dei piccoli negozi commerciali con la saracinesca costantemente abbassata e le luci all’interno completamente spente.
Meno visibile a occhio nudo, ma altrettanto preoccupante, sono le chiusure che hanno interessato anche i liberi professionisti, gli avvocati, i commercialisti e i consulenti che svolgevano la propria
attività in uffici/studi ubicati all’interno di un condominio. Insomma, le nostre città stanno cambiando volto: con meno negozi e uffici sono poco frequentate, più insicure e con livelli di degrado in aumento.

 Subito un tavolo di crisi sul lavoro autonomo
La CGIA ritiene sia giunto il momento di aprire un tavolo di crisi permanente a livello regionale. Mai come in questo momento, infatti, è necessario dare una risposta ad un mondo, quello autonomo, che
sta vivendo una situazione particolarmente delicata. Intendiamoci, misure miracolistiche non ce ne sono. E non dobbiamo nemmeno dimenticare che in questo ultimo anno e mezzo oltre ai ristori (ancorché del tutto insufficienti), gli esecutivi che si sono succeduti hanno, tra le altre cose, approvato l’Iscro, esteso l’utilizzo dell’assegno universale per i figli a carico anche agli autonomi ed è
stato introdotto il reddito di emergenza per chi è ancora in attività. Tutte misure importanti, ma non sufficienti per arginare le difficoltà emerse in questi mesi di pandemia.

 Più impresa nelle scuole
E’ altresì necessario coinvolgere il Ministero dell’Istruzione e le sue articolazioni territoriali affinché attivi quanto prima una azione informativa/formativa nei confronti degli studenti delle scuole medie superiori che li sensibilizzi in particolar modo su un punto; una volta terminato il percorso scolastico, nel mercato del lavoro ci si può affermare anche come lavoratori autonomi. Prospettiva, quest’ultima,
che tra i giovani è poco conosciuta. E’ inoltre auspicabile, dove queste esperienze non sono radicate, aprire momenti di confronto tra le parti sociali (associazioni datoriali e sigle sindacali), le istituzioni locali (Comuni, Province, CCIAA, etc.) e il mondo della scuola con l’obbiettivo di avvicinare il più possibile la domanda all’offerta di lavoro. Un problema, quello del mismatch occupazionale, che
paradossalmente interessa anche quelle aree del FVG che presentano livelli di disoccupazione giovanile molto elevati.

 A rischio la coesione sociale del FVG
Inutile ricordare che quando perdono il posto c’è una sostanziale differenza tra i lavoratori dipendenti e gli autonomi. Mentre i primi possono beneficiare di alcune importanti misure di sostegno al reddito
(Cig, Naspi, etc.), i secondi, invece, non possono contare quasi su nulla. A loro rimane solo il fallimento di un’esperienza lavorativa finita male e l’angoscia di come reinventarsi il proprio futuro. La CGIA
sostiene che i negozi di vicinato e le botteghe artigiane presenti anche nel Veneto hanno bisogno di sostegno perché garantiscono la coesione sociale del nostro sistema produttivo. Se spariscono le micro
imprese, rischiamo di abbassare notevolmente la qualità del nostro made in Italy. Per questo è indispensabile tagliare la burocrazia, rivedere il fisco, abbassando drasticamente il peso di imposte e
contributi e approvare quanto prima la riforma degli ammortizzatori sociali che, in caso di chiusura dell’attività, preveda delle misure di sostegno al reddito anche ai lavoratori autonomi.

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Economia

Maurizio Meletti è il nuovo presidente della CNA FVG

Redazione

Maurizio Meletti è il nuovo presidente regionale della CNA FVG. L’assemblea elettiva svoltasi il 6 ottobre a Palmanova ha nominato alla guida dell’associazione di categoria l’imprenditore del marmo, titolare dal 1985 della nota azienda Monfalmarmi, fondata del commendatore Remigio Rossi. Già presidente CNA dell’Isontino (ex zona provinciale di Gorizia), Meletti fa parte della CNA sin dal 1989; subentra a Nello Coppeto succedendo a tre presidenti provenienti dalla provincia udinese. E’ il primo presidente a raccogliere la sfida della recente regionalizzazione della CNA FVG. Dopo aver creato un gruppo di lavoro a supporto delle imprese artigiane del goriziano, in primis dei settori nautica ed edilizia, ora Meletti continuerà – assieme ai membri della presidenza Luca Tropina,Massimo Szalay, Francesco Cadamuro, Enea Pellizzotti, Gianni Faggiani, Giancarlo Carena, Paolo Brotto – ad assistere tutte le realtà del territorio regionale.

La linea del neopresidente è improntata soprattutto al recupero di una attività associativa che sia nuovamente propositiva e attiva. “Confidiamo che con il recentissimo ingresso della CNA di Trieste, e la quindi completa regionalizzazione, le opportunità di crescita per la nostra associazione siano maggiormente tangibili, in primis nella sua rappresentanza politica sociale e sindacale. Auspico una “scossa” affinché si ritorni ad essere un laboratorio di idee, sinergie e utilità; un termine, quest’ultimo, che sembra particolarmente pertinente in questa frenetica corsa dei nostri tempi, in cui chi rimane indietro rischia di essere fuori dai giochi. Dobbiamo restare quindi al passo di questo cambiamento per sostenere le nostre imprese artigiane, sommerse da una incredibile mole di difficoltà burocratiche, normative e purtroppo spesso anche finanziari”.

Chi è Maurizio Meletti

Nato a Gorizia nel 1961, è residente a Staranzano (Go). Lavora come marmista dal 1985, dapprima come dipendente, poi come socio amministratore. Iscritto alla CNA dal 1989, la rappresenta nel Comitato di Gestione Cassa Edile Formedil di Gorizia dal 2002 al 2020. Presidente regionale CNA Costruzioni dal 2007 al 2013, rappresenta la CNA nella Commissione provinciale Artigianato di Gorizia dal 2008 al 2012 e nella CDA Ebiart FVG dal 2012. Dopo due mandati da vicepresidente e due da presidente provinciale della CNA Gorizia/isontino, è stato appena eletto alla presidenza regionale.

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