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Economia

ATER: approvato bilancio di previsione 2022, previsti 115 milioni di investimenti

Quasi 115 milioni di investimenti, di cui oltre venti destinati all’Alto Friuli: il Consiglio di amministrazione di ATER Udine ha approvato il bilancio di previsione per il 2022 e il piano triennale degli investimenti. Fondamentali risultano i benefici fiscali del Superbonus 110% e dei finanziamenti dedicati all’edilizia popolare residenziale dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Ai 540 alloggi in contesto condominiale e ai 288 in fabbricati di proprietà interamente ATER oggetto al momento di migliorie grazie al Superbonus, si aggiungono altre 860 abitazioni in venti comuni, con gara prevista nel 2022. Complessivamente i programmi di manutenzione straordinaria e risanamento energetico avviati con le agevolazioni fiscali previste dal Superbonus prevedono il miglioramento energetico di 1.688 alloggi  di proprietà Ater, che costituiscono oltre il 19% del patrimonio immobiliare di proprietà dell’ente. Di questi ben 248 sono nell’Alto Friuli, pari a quasi il 22 per cento degli alloggi totali presenti nell’area. Inoltre, quasi 500 privati potranno fruire del superbonus su appartamenti di loro proprietà in contesti condominiali ATER. Il presidente, Giorgio Michelutti esprime la massima soddisfazione: “Non era affatto scontato che una struttura pubblica come la nostra, con tutte le difficoltà derivanti dal Codice appalti e non solo, potesse mettere in campo in tempi così ristretti tutte le azioni che sono state intraprese, attivando procedure mai utilizzate fino a oggi e portando avanti un piano di finanziamenti equivalente a quello degli ultimi 15 anni”. Inoltre tra gli interventi programmati con i fondi del PNRR è stato inserito, in accordo con il Comune di Udine, un lotto del controverso progetto di riqualificazione del quartiere San Domenico, che prevede la demolizione di 164 alloggi e la ricostruzione di 178 nuovi. Ma non basta, perchè risultano già finanziati o in corso interventi per complessivi 14,5 milioni per la realizzazione di 57 nuovi alloggi, il risanamento energetico di altri 62 e la manutenzione straordinaria di altri 47, oltre alle consuete attività di riatto ordinario di circa 300 alloggi all’anno.

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Economia

A Palmanova +13 iniziative imprenditoriali dal 2020

Il bilancio 2021 è positivo. In 12 mesi la differenza tra chiusure e nuove aperture è di +13 attività commerciali presenti a Palmanova. Per il commercio in sede fissa, alle 5 chiusure si contrappongono 6 aperture, nel commercio elettronico e altre forme di vendita si registrano 5 aperture, nel commercio all’ingrosso altre 3. Alcune sono nuove aziende, altre ampliamenti di attività già consolidate.

Ha aperto una nuova attività di accoglienza turistica e due pubblici esercizi (uno di questi dopo un lungo periodo di sospensione), si sono confermate anche due attività stagionali. Tra le attività artigianali (parrucchieri, estetisti, tatuatori) all’Ufficio commercio del Comune di Palmanova sono state registrate due aperture e una chiusura.

In totale nella città stellata, sono attive circa 200 attività commerciali, escluso il mercato settimanale che comprende altre 80 aziende.

Il vicesindaco e assessore alle attività produttive Francesco Martines: “Nonostante le difficoltà del momento, il settore regge, anzi si amplia, modificandosi alle mutate richieste del mercato. Il futuro sta nella specializzazione, nell’offrire prodotti particolari, unici e di qualità.

Palmanova si conferma centro di attrazione commerciale per tutto il territorio circostante. I tanti eventi che si svolgono in città (uno ogni tre giorni, in media), lo sviluppo turistico verso cui in questi anni stiamo fortemente lavorando, il riconoscimento UNESCO, la presenza fissa e straordinaria del mercato (anche in periodo pandemico) sono fattori che convogliano gente in città e ne mantengono una forte attrattività. Questo porta imprenditori a stabilirsi qui, investendo su Palmanova, vedendo nella città stellata un futuro e un concreto progetto di sviluppo”.

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Economia

Imposta di soggiorno: 1,8 milioni di euro di ristori ai comuni del Friuli Venezia Giulia.

Sono 350 milioni di euro in tutto i fondi stanziati dal governo quale ristoro parziali delle minori entrate in epoca Covid dalla tassa di soggiorno. La prima tranche era stata distribuita a luglio. La seconda invece è stata ripartita pochi giorni fa.

Nel complesso, secondo l’analisi della Fondazione Think Tank Nord Est, i Comuni del Friuli Venezia Giulia hanno ottenuto oltre un milione e 800mila euro. L’imposta di soggiorno è finora stata introdotta da 10 Municipi e vale in media tra il 4% e il 5% delle entrate tributarie, con punte di quasi il 9%.

I Comuni del Friuli Venezia Giulia avevano ricevuto dallo Stato quasi 1,6 milioni di euro già lo scorso luglio. A queste risorse si aggiungono altri 265 mila euro, che verranno erogati in questi giorni. La quota maggiore dei ristori statali va a Trieste, che ottiene quasi 827 mila euro (l’anno scorso furono poco meno di 1,3 milioni di euro). E’ invece Lignano Sabbiadoro la località che ottiene il maggiore contributo di questa seconda tranche: circa 216 mila euro che si aggiungono ai 294 mila di luglio per un totale di oltre 510 mila. Il secondo stanziamento premia anche Grado, cui vanno poco meno di 41 mila euro, che si sommano ai quasi 385 mila di luglio portando il totale ad oltre 425 mila. Risulta invece più contenuta la quota di contributi destinata agli altri Comuni: a Duino Aurisina spettano in totale 37 mila euro, ad Aquileia vanno 16 mila euro, Arta Terme ottiene 14 mila euro, Forni Avoltri riceve 8 mila euro, Forni di Sopra circa 3.500, Sauris circa 1.500 e Ravascletto meno di 1.000 euro.

Secondo la fondazione veneziana le risorse giunte da Roma potrebbero essere utilizzate per favorire la destagionalizzazione. 

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Economia

Effetto Covid sul lavoro in Fvg: meno commercianti, più dipendenti pubblici e collaboratori domestici

Crollano i redditi dei professionisti (-13,7%). Oltre 22mila pensionati ancora attivi

Nel 2020 i lavoratori assicurati presso le diverse gestioni previdenziali Inps in Friuli Venezia Giulia sono stati quasi 561.000, un numero sostanzialmente invariato rispetto all’anno precedente. Questa apparente stabilità nasconde tuttavia delle dinamiche molto differenziate in base alla posizione prevalente dei lavoratori nell’anno. Da una parte si è registrato un significativo calo dei commercianti (-2,3% rispetto al 2019), che operano in uno dei settori maggiormente colpiti dalla pandemia; sono infatti inclusi in questa categoria anche i lavoratori autonomi che operano nel turismo. Si riscontra poi una contrazione degli occupati dipendenti nel privato (-2,6%, in termini assoluti quasi -9.000 unità), in particolare quelli a tempo determinato e stagionali, e dei collaboratori (-7,9%). Quest’ultima categoria comprende principalmente: le collaborazioni coordinate e continuative, i collaboratori di giornali, riviste, enciclopedie e simili; i dottorati di ricerca, gli assegni, le borse di studio erogate dal Miur, i medici in formazione specialistica; i venditori porta a porta, gli associati in partecipazione. Lo rende noto il ricercatore dell’Ires Fvg Alessandro Russo che ha rielaborato dati Inps.

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