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Cronaca

Covid-19, distanziamento e droplet transmission con e senza mascherina

Il gruppo di ricerca del professor Francesco Picano del Dipartimento di Ingegneria Industriale dell’Università di Padova – costituito dai dottori Federico Dalla Barba e Jietuo Wang, in collaborazione con il professor Alfredo Soldati, il dottor Alessio Roccon  della Technische Universität Wien e Università di Udine, e il prof. Gaetano Sardina della svedese Chalmers University of Technology) – sul «Journal of the Royal Society Interface» propone un modello di quantificazione del rischio di contagio da COVID-19 in funzione della distanza interpersonale, condizioni ambientali di temperatura e umidità e tipo di evento respiratorio considerato (parlare, tossire o starnutire) con o senza l’utilizzo di mascherine.

Alfredo Soldati

Le strategie per combattere il COVID – 19, oltre al fondamentale utilizzo del vaccino, si basano su lockdown più o meno totali, distanziamento interpersonale (1-2 metri, three/six-feet rule), sanificazione di superfici e mani o areazione degli ambienti. La puntuale revisione di queste modalità di profilassi è fondamentale per contenere la diffusione di questa e altre future pandemie simili. È bene ricordare che la scienza ha fatto sempre tesoro delle esperienze passate: negli anni successivi alla pandemia di influenza spagnola del 1918 la comunità scientifica studiò le strategie per evitare la propagazione dei virus tanto che nel 1934 in una ricerca dell’americano William Firth Wells furono definite le basi per lo studio della trasmissione aerea dei virus e del distanziamento sociale.

I virus, come il SARS-COV-2, passano da un individuo infetto a uno sano tramite la trasmissione di goccioline salivari emesse parlando, tossendo o starnutendo. Le goccioline in sospensione si possono depositare sulle superfici che diventano quindi il terreno di contagio una volta toccate dall’individuo sano. In questo caso si può contrastare la catena del contagio sanificando superfici e mani.

Più articolata è la questione della trasmissione aerea: le regole fin qui usate per evitare la propagazione sono state il distanziamento interpersonale, la capienza ridotta degli ambienti e le mascherine.  Wells, come si è detto, distinse la trasmissione aerea in droplet o airborne/aerosol.

L’emissione di goccioline salivari avviene tramite la formazione di uno spray di goccioline spinto dall’aria espirata: le gocce nel loro moto evaporano, si depositano o restano sospese. Quelle più grandi e pesanti cadono prima di evaporare mostrando un moto balistico (droplet), mentre le più piccole evaporano prima di cadere e tendono ad essere trasportate dal fluido (airborne).

Wells, utilizzando le conoscenze dell’epoca sulla dinamica delle goccioline e sull’evaporazione di spray, propose la cosiddetta evaporation-falling curve in cui quantificò i tempi necessari per l’evaporazione completa o la caduta a terra delle goccioline respiratorie in funzione della loro dimensione iniziale. Dal punto di vista pratico: la distanza di 1,8 metri (six-feet) è quella in cui le goccioline più grandi arrivano prima di cadere su terreno (droplet transmission), mentre quelle più piccole, una volta evaporate, diventano minuscoli residui di materiale non-volatile capaci di rimanere sospesi nell’aria ed essere infettivi a lungo in ambienti chiusi non ventilati (aerosol/droplet-nuclei).

Nel tempo la comunità scientifica ha approfondito nuovamente la caratterizzazione degli spray respiratori, le distanze raggiunte dalle goccioline salivari e l’efficacia del distanziamento. È assodato che: le goccioline mostrano tempi di evaporazione molto più lunghi rispetto a quanto atteso dal modello del 1934 e che parte delle goccioline più grandi (airborne-droplet) sono trasportate dal getto d’aria emesso durante gli atti respiratori, raggiungendo distanze maggiori di quanto si pensasse.

La ricerca

Dallo studio pubblicato sul «Journal of the Royal Society Interface» emerge che senza mascherina le goccioline infette emesse quando si parla posso raggiungere la distanza di poco più d’un metro mentre starnutendo arrivano fino 7 metri in condizioni di elevata umidità. Tali distanze, stimate dal modello, mostrano un pieno accordo con le più recenti evidenze sperimentali. Dall’applicazione del modello per la stima del rischio di contagio si capisce che non esiste una distanza di sicurezza “universale” in quanto essa dipende dalle condizioni ambientali, dalla carica virale e dal tipo di evento respiratorio. Ad esempio, considerando un colpo di tosse (con media carica virale) si può avere un alto rischio di contagio entro i 2 metri in condizioni di umidità relativa media mentre diventano 3 con alta umidità relativa, sempre senza mascherina.

«La pandemia di COVID-19 ha evidenziato l’importanza di modellare accuratamente la trasmissione virale operata da goccioline salivari emesse da individui infetti durante eventi respiratori come parlare, tossire e starnutire. Le regole del distanziamento interpersonale usualmente utilizzate si basano principalmente sullo studio proposto da Wells nel 1934. Nel nostro lavoro – dice Francesco Picano – abbiamo revisionato tale teoria utilizzando le più recenti conoscenze sugli spray respiratori arrivando a definire un nuovo modello per quantificare il rischio di contagio respiratorio diretto. L’applicazione del modello fornisce una valutazione sistematica degli effetti del distanziamento e delle mascherine sul rischio d’infezione. I risultati indicano che il rischio è fortemente influenzato dalle condizioni ambientali come l’umidità, dalla carica virale e dal tipo di attività respiratoria, suggerendo l’inesistenza di una distanza di sicurezza “universale”. Di contro – sottolinea Picano – indossare le mascherine fornisce un’eccellente protezione, limitando efficacemente la trasmissione di agenti patogeni anche a brevi distanze interpersonali e in ogni condizione ambientale».

La ricerca, utilizzando i più recenti dati sperimentali sulla riduzione dell’emissione di goccioline ad opera delle mascherine, ha testato il modello per quantificare come i dispositivi di protezione individuale abbattano il rischio di contagio: l’utilizzo della mascherina, chirurgica e ancor di più se FFP2, si dimostra essere un eccellente strumento di protezione abbattendo il rischio di contagio che diventa trascurabile già a brevi distanze (circa 1m), indipendentemente dalle condizioni ambientali o dall’evento respiratorio considerato.

«Sappiamo che il Virus richiede un vettore per essere trasmesso da una persona ad un’altra. Sappiamo anche che il vettore sono le goccioline di saliva emesse mentre respiriamo, parliamo starnutiamo, cantiamo. Le indicazioni mediche che stiamo seguendo sono basate su studi di fluidodinamica del 1940: Noi stiamo chiudendo le scuole, limitando le capienze dei locali, limitando le distanze tra le persone sulla base di studi del 1940. È importante – conclude Alfredo Soldati ordinario di fluidodinamica dell’Università di Udine e direttore dell’Institute of Fluid Mechanics and Heat Transfer della Technische Universität di Vienna – che ingegneri e fisici si cimentino nello studio di questi fenomeni insieme a biologi e virologi per fornire indicazioni precise che consentano di rilassare le norme quando si può e di rinforzarle quando si deve. Dall’inizio della pandemia la comunità internazionale si è messa al lavoro e ha prodotto in soli due anni un bagaglio di conoscenze basate su sofisticati esperimenti e accurate simulazioni sui moderni supercomputer. La gestione di questa pandemia richiede un continuo e razionale impegno da parte delle amministrazioni pubbliche, della comunità medica e di quella scientifica al fine di identificare misure sostenibili e accettabili dalla società. Il mio auspicio è che la comunità sanitaria che identifica le misure di sicurezza accolga volentieri i nostri suggerimenti e il nostro aiuto».

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Cronaca

Udinese, Juventus da archiviare subito: ora testa a Lazio e Genoa

E’ arrivata un’altra sconfitta per l’Udinese che ieri sera ha perso per 2-0 a Torino contro la Juventus nel terzo anticipo della 22esima giornata di Serie A. Secondo ko consecutivo quindi per i bianconeri ma questo ko assume dei contorni totalmente diversi da quello surreale, irreale e incomprensibile subito lo scorso week end per mano dell’Atalanta. Si perché se la gara contro la Dea è stato uno scempio per le condizioni con le quali le zebrette sono state costrette a scendere in campo, ecco che quello di ieri è un risultato più reale. Non a caso Cioffi, pur con pochissimi allenamenti nelle gambe e con una condizione fisica ancora precaria, è riuscito a mettere in campo una formazione che potesse essere davvero definita tale.
Sulla carta infatti mancavano solo Silvestri e Molina, oltre allo squalificato Becao, in attesa che il nuovo arrivato Benkovic si metta a disposizione. Assenza comunque importanti ma meno gravi rispetto ad una settimana fa. E allora ecco che si è vista un’Udinese quasi vera che ha perso ma giocando, o cercando di farlo, con le armi a sua disposizione. Primo tempo un po’ troppo compassato e con poco coraggio con la rete di Dybala arrivata nell’unica vera occasione dei padroni di casa; secondo tempo invece più aggressivo con i friulani che ci hanno provato senza però riuscire a creare una nitida palla gol. Pesano anche le decisioni arbitrali con Soppy steso in area due volte senza che venissero presi provvedimenti che avrebbero potuto cambiare il corso della partita.
Ormai è acqua passata con Cioffi che adesso deve rimettersi subito al lavoro perché martedì si torna già in campo per affrontare a Roma la Lazio in Coppa Italia: sarà una prova generale in vista di un’altra gara delicata: quella di sabato prossimo contro il Genoa.

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Cronaca

Covid: oggi in Fvg 2.993 nuovi contagi e 9 decessi

Il contagio colpisce maggiormente le fasce 0-19 e 50-59 anni.

Oggi in Friuli Venezia Giulia su 3.594 tamponi molecolari sono stati rilevati 552 nuovi contagi, con una percentuale di positività del 15,36%. Sono inoltre 15.908 i test rapidi antigenici realizzati, dai quali sono stati rilevati 2.441 casi (15,34%). Le persone ricoverate in terapia intensiva sono 41 e i pazienti ospedalizzati in altri reparti a 373. Lo ha comunicato il vicegovernatore della Regione con delega alla Salute, Riccardo Riccardi.

Per quanto riguarda l’andamento della diffusione del virus tra la popolazione, la fascia d’età più colpita è quella da 0 a 19 anni (22,45%) seguita da 50-59 anni (18,38%), 40 a 49 anni (17,11%), 30-39 anni (14,17%) e 20-29 (12,09%).

Nella giornata odierna si registrano i decessi di 9 persone: una donna di Udine di 93 anni (deceduta in ospedale), un uomo di 90 anni di Polcenigo (deceduto in ospedale), un uomo di 90 anni di Pordenone (deceduto in ospedale), una donna di Trieste di 88 anni (deceduta in una struttura per anziani), una donna di 84 anni di Sacile (deceduta in ospedale), una donna di 79 anni di Porcia (deceduta in ospedale), una donna di 77 anni di Campoformido (deceduta in ospedale), un uomo di 75 anni di San Quirino (deceduto in ospedale) e un uomo di 70 anni di San Daniele del Friuli (deceduto in ospedale).

I decessi complessivamente ammontano a 4.345, con la seguente suddivisione territoriale: 1.052 a Trieste, 2.117 a Udine, 816 a Pordenone e 360 a Gorizia. I totalmente guariti sono 154.698, i clinicamente guariti 650, mentre le persone in isolamento sono 47.995.

Dall’inizio della pandemia in Friuli Venezia Giulia sono risultate positive complessivamente 208.102 persone con la seguente suddivisione territoriale: 47.765 a Trieste, 87.108 a Udine, 46.695 a Pordenone, 23.384 a Gorizia e 3.150 da fuori regione. Il totale dei positivi è stato ridotto di 5 unità a seguito di 3 tamponi molecolari negativi dopo il test antigenico positivo (un caso nell’area di Gorizia, uno nel pordenonese, uno nell’area triestina) e in seguito a 2 test positivi rimossi dopo revisione del caso (uno a Pordenone e uno a Udine).

Per quanto riguarda il Sistema sanitario regionale, sono state rilevate le seguenti positività: nell’Azienda sanitaria universitaria Giuliano Isontina di 3 medici, 5 infermieri, 3 operatori socio sanitari e 2 tecnici; nell’Azienda sanitaria universitaria Friuli Centrale di un medico, un infermiere, 3 operatori socio sanitari, 2 amministrativi, 2 tecnici, un ausiliario e un educatore; nell’Azienda sanitaria Friuli Occidentale di 6 infermieri, un operatore socio sanitario, un amministrativo e un assistente sociale; nell’Irccs materno-infantile Burlo Garofolo di un operatore socio sanitario.

Relativamente alle residenze per anziani del Friuli Venezia Giulia si registra il contagio di 36 ospiti (Trieste, Pordenone, Monrupino, Paluzza e Tarcento) e di 19 operatori (Trieste, Pordenone, Udine, Tarcento, Sequals, Pasian di Prato, Cervignano, Magnano in Riviera, Monfalcone e Aiello del Friuli).

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Cronaca

Castions di Strada, muore in moto a 16 anni

Un ragazzo di 16 anni F.C. le sue iniziali è morto ieri in un incidente mentre faceva motocross con la propria moto. La caduta fatale è avvenuta attorno alle 17.30 nella zona attigua al cimitero di Castions di Strada (Udine).

Sul posto è stato inviato l’elicottero sanitario Fvg e un mezzo di soccorso avanzato. Il medico ha provato a lungo a rianimare il giovane, ma senza esito. Indagini sono in corso da parte delle forze dell’ordine per stabilire la dinamica esatta della tragedia ed eventuali responsabilità di altre persone che si trovavano in zona nel momento in cui si è avvenuto l’incidente.

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