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Economia

Lavoro nero, in Fvg 53.000 occupati irregolari

Il dato è della CGIA di Mestre, che stima in 1,3 miliardi di Euro il PIl generato dal cosiddetto “nero”

Contrastando il “nero” si aumenta anche il salario minimo

Sebbene il Friuli Venezia Giuli (FVG) sia una delle regioni meno interessata d’Italia da questo triste fenomeno, i dati rimangono preoccupanti. Le ultime stime disponibili ci dicono che nella regione più a est del Paese ci sono 53.000 occupati irregolari, il tasso di irregolarità (dato dal rapporto tra occupati in nero e occupati regolari) è al 9,7 per cento, il Pil prodotto dall’economia sommersa su quello totale regionale è al 3,7 per cento e il valore aggiunto irregolare generato dal “nero” tocca 1,3 miliardi di euro. In termini assoluti è il Nord l’area del Paese con il maggior numero di occupati irregolari pari a 1.281.900, seguita dal Mezzogiorno con 1.202.400, mentre al Centro se ne contano 787.700. Tuttavia, la classifica cambia se si considera il tasso di irregolarità, cioè l’incidenza del lavoro irregolare sul totale della occupazione (sia quella regolare che quella non regolare). In questo caso l’area del Paese con una significativa maggiore incidenza del lavoro irregolare è il Mezzogiorno (17,5 per cento) in cui si stimano 17,5 occupati irregolari ogni 100, mentre al Centro ve ne sono 13, e al Nord circa 10. A dirlo è l’Ufficio studi della CGIA.

  • Il ruolo delle organizzazioni criminali nell’economia

Come hanno messo in evidenza alcune recenti indagini giudiziarie condotte anche nel Nordest – nell’agroalimentare, nei trasporti, nelle costruzioni, nella logistica e nei servizi di cura – lo sfruttamento praticato dalle organizzazioni criminali è sempre più spesso “affiancato” da violenze, minacce e sequestro dei documenti. L’applicazione di queste coercizioni  ha trasformato ampie sacche di economia sommersa in lavoro forzato. In larga parte, le vittime sono cittadini stranieri presenti irregolarmente nel nostro Paese, ma sono sempre più numerosi anche gli italiani. Le difficoltà economiche di questi ultimi 2 anni e mezzo, infatti,  hanno aumentato il numero dei nostri connazionali in condizioni di vulnerabilità o di bisogno che, successivamente, è scivolato verso questo inferno.

  • Una parte degli irregolari è “indipendente”

E’ comunque importante sottolineare che una parte di chi lavora irregolarmente anche in FVG è costituita da persone molto “intraprendenti”, che ogni giorno si recano nelle abitazioni degli italiani a fare piccoli lavori di riparazione, di manutenzione (verde, elettrica, idraulica, fabbrile,  edile, etc.) o nel prestare servizi alla persona (autisti, colf, badanti, acconciatori, estetiste, massaggiatori, etc.). Un esercito di “invisibili” che, ovviamente, non sono alle “dipendenze” né di caporali né di imprenditori aguzzini ma, attrezzati di tutto punto, si spostano  in maniera del tutto autonoma e indipendente, provocando danni economici spaventosi a chi esercita la professione regolarmente. Questi lavoratori irregolari sono in parte costituiti da pensionati, dopo-lavoristi,  inattivi, disoccupati o persone in Cig che arrotondano le magre entrate con i proventi recuperati da queste attività illegali.

  • Il salario minimo si alza anche sconfiggendo il “nero”

E’ un caso che una buona parte dei settori più interessati dall’economia sommersa sia anche quella dove le retribuzioni previste dai contratti nazionali di lavoro dei livelli di inquadramento inferiori sono al di sotto dei 9 euro lordi all’ora ? Evidentemente no. In agricoltura e nei servizi alla persona, ad esempio,  la presenza del “nero”, infatti, contribuisce a  mantenere basse le retribuzioni previste dai contratti sottoscritti dalle parti sociali di questi settori, altrimenti molte aziende, che con il sommerso non vogliono avere nulla a che fare, con un monte salari più elevato sarebbero spinte fuori mercato. Infatti, la concorrenza sleale praticata dalle realtà che fanno un massiccio ricorso a lavoratori irregolari  è fortissima. E’ chiaro che una cosa non esclude l’altra, ma riteniamo che l’innalzamento delle retribuzioni possa essere ottenuto non solo per legge, ma attraverso uno sradicamento dell’economia sommersa, premiando, anche  fiscalmente, quegli imprenditori che vogliono operare nell’economia  regolare.

  • In arrivo 2 mila nuovi ispettori e più controlli

Entro la fine di quest’anno è prevista la pubblicazione di un Piano nazionale per la lotta al lavoro sommerso che, tra le altre cose, dovrà rafforzare le misure di deterrenza del lavoro nero, attraverso il rafforzamento anche delle ispezioni e delle sanzioni. Ricordiamo che nel 2021 l’organico dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro era composto da circa 4.500 addetti e che entro quest’anno è prevista l’assunzione di 2 mila nuovi ispettori. Grazie all’aumento  del personale, entro la fine del 2024 il numero dei controlli a livello nazionale dovrà aumentare del 20 per cento rispetto alla media del triennio 2019-2021. Entro il 2026, infine, il Piano prevede di ridurre di almeno 1/3 la distanza che separa il dato italiano da quello medio UE nell’incidenza del lavoro sommerso nell’economia. 

  • Nel Sud effetti economici preoccupanti

L’economia sommersa presente in Italia “genera” ben 76,8 miliardi di euro di valore aggiunto. Una piaga sociale ed economica che, a livello geografico, presenta differenze molto importanti. Il Veneto, ad esempio,ancorché registri oltre 203 mila lavoratori occupati irregolarmente, è il territorio che, dal punto di vista economico, è meno interessato d’Italia da questo triste fenomeno. Il tasso di irregolarità, infatti, è pari all’8,8 per cento, mentre l’incidenza del valore aggiunto prodotto dal lavoro irregolare sul totale regionale è pari al 3,5 per cento; la percentuale  più bassa presente nel Paese. Sempre dall’analisi di questo indicatore, subito dopo scorgiamo la Lombardia, la Provincia Autonoma di Bolzano e la Provincia Autonoma di Trento (tutte con un’incidenza del 3,6 per cento) e successivamente il Friuli Venezia Giulia con il 3,7 per cento. Viceversa, le situazioni più critiche si registrano nel Sud. In Calabria, ad esempio, a fronte di “soli” 131.700 lavoratori irregolari, il tasso di irregolarità è del 21,5 per cento e l’incidenza dell’economia prodotta dal sommerso sul totale regionale ammonta al 9,2 per cento (in termini assoluti un valore aggiunto da lavoro irregolare pari a 2,7 miliardi di euro). Nessun’altra regione registra una performance così negativa. Altrettanto critica è la situazione in Campania, dove i 352.700 occupati non regolari provocano un tasso di irregolarità  del 18,7 per cento e un Pil da “nero” sul totale regionale dell’8,1 per cento (8,1 miliardi di euro). Preoccupante anche la situazione in Sicilia: a fronte di 280.200 lavoratori in nero, il tasso di irregolarità è al 18,5 per cento e il valore aggiunto prodotto dall’economia sommersa su quello ufficiale è del 7,4 per cento (5,9 miliardi di euro).

  • Il Covid ha sicuramente peggiorato la situazione

A livello nazionale all’inizio del 2020 l’Istat stimava in poco più di 3,2 milioni le persone che quotidianamente per qualche ora o per l’intera giornata si recavano nei campi, nelle aziende, nei cantieri edili o nelle abitazioni degli italiani per esercitare un’attività lavorativa irregolare. Siamo propensi a ritenere che a seguito della crisi pandemica maturata in questi ultimi 2,5 anni – che ha provocato un forte incremento dei lavoratori in Cig e un impoverimento generale delle fasce sociali più deboli – il numero dei lavoratori irregolari e gli effetti economici di questo fenomeno presenti in Italia siano aumentati in misura importante, soprattutto nelle aree del Paese che tradizionalmente sono più fragili e arretrate economicamente.

Tab. 1 – Lavoro irregolare in Italia

Rank per incidenza del valore aggiunto da lavoro irregolare sul totale del valore aggiunto dell’economia. I dati sono aggiornati allo 01.01.2020 (ultimi disponibili)

RegioniOccupati non regolari
(numero)
Tasso irregolarità
(%)
Va. agg.to da lav. irreg./Va. agg.to tot.
(%)
Va. agg.to da lav. irreg.
(milioni €)
Calabria131.70021,59,22.759
Campania352.70018,78,18.103
Sicilia280.20018,57,45.954
Puglia221.20015,96,94.784
Sardegna94.10015,36,62.111
Molise17.10015,86,2366
Abruzzo76.00014,55,71.700
Basilicata29.40014,35,6651
Umbria48.30013,05,41.124
Lazio421.10015,35,49.812
Valle d’Aosta6.0009,84,3189
Liguria79.80011,84,31.928
Marche70.30010,54,31.647
Toscana179.00010,54,14.493
Emilia Romagna207.7009,53,95.651
Piemonte190.90010,03,94.770
Friuli Venezia Giulia53.0009,73,71.310
P.A. Trento25.8009,53,6699
P.A. Bolzano26.0008,43,6837
Lombardia489.50010,03,612.671
Veneto203.2008,83,55.259
ITALIA3.203.00012,64,876.817
Nord-ovest766.20010,23,719.558
Nord-est515.7009,23,713.755
Centro718.70013,14,917.076
Mezzogiorno1.202.40017,57,426.428

                                                       Elaborazione Ufficio Studi CGIA su dati ISTAT


[1] Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Piano triennale di contrasto allo sfruttamento lavorativo in agricoltura e al caporalato 2020-2022. Si segnala, altresì, che, secondo la Convenzione sul lavoro forzato del 1930 (n° 29) dell’ILO (International Labour Organization), si definisce lavoro forzato “qualsiasi lavoro o servizio richiesto a un individuo minacciato di punizione, e per il quale detto individuo non si offre volontariamente”.

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